Individuo/società43
17 Dicembre Dic 2017 1440 17 dicembre 2017

LE LOGICHE ISTITUZIONALI E LE RAGIONI DEL CUORE

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La bambina che accarezzava la sua casa lesionata dal terremoto

E' attraverso l'abitare, (da Habitus cioè stile cognitivo, abitudine, modo, struttura relazionale semi-permanente) che si realizzano le dinamiche intrapsichiche specifiche della famiglia nelle diverse forme della differenziazione sociale e culturale. I sociologi possono differenziare le abitazioni in introverse ed estroverse. Le prime si formano in una situazione di struttura sociale distinta in modo segmentario, proprio per case, villaggi o famiglie, con una precisa scansione distintiva fra dimensioni di vita pubblica e privata. Si tratta dell’articolata teoria della differenziazione sociale di Niklas Luhmann. “Esempi di abitazioni introverse sono la casa greco-romana, quella arabo-musulmana, quella giapponese; le abitazioni estroverse privilegiano al massimo i rapporti del gruppo familiare e dei suoi componenti con l'esterno, e quindi organizzano uno spazio nel quale si svolgono poche attività e che si trova a stretto contatto con la strada (attraverso balconi e porte che direttamente vi si affacciano)”. Così i sociologi dell’abitare (sottogruppo disciplinare della Sociologia Urbana e Rurale). La casa è sempre un dispositivo semantico, un aggregato di significati forti inerenti la costruzione delle relazioni parentali e inter-parentali che registra la inserzione di contributi trasformativi provenienti dalla cultura sociale differenziata dentro un mondo di rapporti governato dalla disciplina degli affetti.

La casa e la corporeità occidentale

La casa sarà anche il fedele testimone della trasformazione della rappresentazioni del corpo nelle nostre società con determinati ambienti (la cucina e il bagno in primis) da sempre regolati all’esterno delle mura domestiche per l’incongrua qualità civile dei vissuti che vi trovavano svolgimento. Quando la corporeità viene accettata e legittimato il suo ordine naturale vi è una nuova disposizione delle stanze in base alla necessaria configurazione di spazi profilati da altrettanti bisogni. Ovviamente le profonde trasformazioni sociali conseguenti all'industrializzazione producono notevoli alterazioni nelle funzioni attese dalla famiglia e dallo spazio abitativo. La separazione tra abitazione e luogo di lavoro, la scissione tra socializzazione religiosa e matrimonialità, la sottrazione lavorativa di importanti tempi di vita affettiva al ménage familiare e lo sfaldarsi della famiglia estesa a beneficio di quella nucleare, la crescita di un proletariato abitativo e della condominialità come concentrazione di bisogni senza il necessario riconoscimento dei dovuti spazi relazionali per soddisfarli, sono gli elementi che alterano l'equilibrio funzionale delle famiglie e l'organizzazione dello spazio abitativo. Nel condominio si afferma in modo paradossale la prevalenza della sfera del privato sul pubblico, con la compressione delle dimensioni personali-spaziali - che sostituiscono del tutto le determinazioni di luogo - e la deflagrazione di una ovvia conflittualità mai contenuta da regole blande che ripropongono nel gorgo degli appetiti e dei rancori il debole artifizio del decoroso buon senso.

Le tragiche forme dell’emergenza abitativa

Dopo i tragici eventi del terremoto nel Centro Italia, abbiamo assistito ad una inedita emergenza psico-abitativa riconducibile all’acuirsi di stress post-traumatici determinati dalla forzata esclusione di migliaia di persone dai loro spazi abitativi, quasi sempre nel pieno della personalissima impresa quotidiana di definizione del sé all’interno di un contesto di vicinato che ne rappresentava l’incubatore relazionale a sua volta leggibile dentro una municipalità del riconoscimento soggettivo.

L’importanza degli oggetti

Gli oggetti, dal giocattolo alla casa, hanno sempre una funzione rappresentativa. Del giocattolo sarà maggiormente rilevante il significato affettivo e relazionale, non tanto il numero di parti che lo compongono, mentre nella casa abita il sentimento dello spazio, disegnando una geografia affettiva dei luoghi dove alla nostra vita è concesso prendere corpo proiettandosi nel futuro. Tra gli oggetti, la casa assume un valore primario che sta nella sintesi tra ciò che è (stanze, mura) e ciò che rappresenta (come luogo delle relazioni). La cura di un oggetto complesso come la casa potrà dunque avere delle risonanze assai significative sul sé unitamente alla tutela degli assetti identitari precedentemente costituiti. Da queste osservazioni si potrà capire facilmente perché il terremoto del Centro Italia, negando la casa come luogo di definizione di una realtà affettiva e relazionale, abbia inciso così pesantemente sullo stato di salute di migliaia di persone che ancora non sanno quando sarà possibile tornare al proprio focolare identitario. Le soluzioni abitative di emergenza nulla restituiscono alla possibilità di abitare la propria storia perché solo la casa garantisce un sistema completo di protezione sociale ed emozionale. Ora, globalizzazione e terremoto hanno elementi in comune? Certamente: si tratta dell’abbattimento del senso del luogo. L’espressione senso del luogo è usata da molti geografi per mettere in risalto come i luoghi siano significativi in quanto punto focale nella costruzione dei sentimenti personali.

Lo spazio ed il luogo

Spesso si parla di spirito di un luogo per enfatizzare le caratteristiche emotive che definiscono il senso del luogo, con tante persone che possiedono uno specifico senso del luogo quando scelgono ed identificano le proprie possibilità di vita legandole a luoghi specifici. Sono sensi l’udito o il tatto, ma anche vi sono anche sensi più profondi che richiedono un contatto diretto ed una lunga frequentazione con un ambiente che diventa il nostro. Il senso del luogo è spesso talmente radicato nelle persone che non se ne ha coscienza, come siamo soliti dimenticarci del nostro corpo; in effetti è il dolore che spesso ci ricorda che siamo corpo. Questo sentimento latente è tuttavia pronto a risvegliarsi ed esplodere in determinate situazioni, come nelle prolungate assenze oppure quando eventi sismici rimettono in discussione in modo unilaterale e non per scelta degli interessati i rapporti con il senso del luogo, perché tali eventi accrescono la nostra consapevolezza della casa come luogo. Se nello spazio si trasla, nei luoghi ci si vive perché rappresentano qualcosa che ha a che fare con la memoria delle relazioni. I borghi, le frazioni, le contrade sono luoghi nel senso di una trama intessuta di rapporti amicali, di parentela, di vicinato: sono il sistema immunitario della comunità. I luoghi stanno alla storia vissuta, come lo spazio sta alla funzione che lo giustifica. Ecco perché i luoghi sono figure della differenza e della qualità, mentre gli spazi urbani, in particolare del lavoro e del commercio, sono spazi dell’uniformità. Nel luogo domina il significato originario dello stringersi attorno ad un senso, mentre nello spazio quello della selezione e della separazione, sapendo che quelle azioni si sarebbero potute organizzare anche altrove, nell’indifferenza per il confine e per il riconoscimento. L’individuo, solo con se stesso, si fa spazio nella competizione quotidiana, ma manterrà dei luoghi ove realizzare l’autentica individuazione.

L’incapacità delle istituzioni di interpretare i drammi personali e l’alibi dell’emergenza

Agli sfollati del sisma si propone di valutare umanamente gli spazi allo stesso modo dei luoghi, ma mentre lo spazio è leggibile come un’estensione indeterminata (una casa, un fiume una montagna) da interpretare in modo oggettivo, il territorio, vissuto ed organizzato dagli individui e dai gruppi sociali, è da intendersi come un’estensione qualificata (questa città diventa la “nostra” città). Il luogo è il territorio rappresentato nei vissuti soggettivi degli individui e della comunità che lo abitano e lo caratterizzano, con le loro attività, tradizioni e culture. Si muta un luogo in spazio quando si riduce la sua qualità vissuta e integrante dal punto di vista delle riconoscibilità sociale delle appartenenze, a spazio di realizzazione delle necessità fondamentali dell’esistenza: sugli Hotels della costa marchigiana si mangia, si dorme e ci si protegge dal freddo come in migliaia di altri spazi sulla terra. Cioè, solo nei luoghi intesi come spazi scelti per abitare (il cui valore si esprime nella dimensione del vissuto) si incardina l’esperienza della comunità organizzata. Il luogo si determina in modo inequivocabile nella mente dell’uomo che lo riconosce e lo vive, mentre la località dove si sfolla, appare genericamente rappresentare uno spazio di possibilità: l’albergo dove dormo è sulla costa, ma potrebbe anche essere a Roma o Venezia. Non solo il luogo si può alterare e perdere, ma va in frantumi anche la vita di coloro che vi hanno sedimentato un’intensità affettiva che si proietta sempre oltre i bisogni umanamente riconoscibili. La bambina di Amatrice che accarezzava la sua casa lesionata dal sisma lo aveva capito perfettamente.

Rossano Buccioni

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