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2 Giugno Giu 2018 1414 02 giugno 2018

SE LA POLITICA SI SCOPRE MUSEO DELLE IMMAGINI DELL'UOMO

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Il dominio dell’Economia e l’involuzione immaginativa della Politica

Durante la prima fase di consultazioni per la costituzione del nuovo Governo, le trattative non si sono arenate sulla scelta del ministro per la Famiglia o dell’Istruzione, ma sono naufragate sul candidato al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo psicodramma tutto italiano che è andato in scena in queste settimane, figlio dell’incertezza politica del nostro Paese, ha visto svariati protagonisti esibirsi in una recita a soggetto a volte grottesca e diverse testate europee, profittando della situazione emergenziale, hanno agitato la suburra dei luoghi comuni anti-italiani, soffocando nelle logiche semplificanti del pregiudizio tutta la complessità delle nostre vicende istituzionali.

Un valzer di dotte opinioni

Sul versante filosofico, Massimo Cacciari ha giudicato in chiave psicoanalitica i programmi elettorali dei due partiti di governo definendoli regressivi ed infantili, con il rischio calcolato nel rasentare il dissenso come sintomo, cioè apostrofare alcune tesi politiche come deficit interpretativo delle reali esigenze della società italiana. Allo stesso modo lo psichiatra Claudio Risè, ha definito il Presidente Mattarella una sorta di Laio dispotico che impediva all’Edipo di turno (Luigi Di Maio) di esprimere le giovanili risorse a vantaggio della casa comune. Diversi analisti finanziari hanno più volte denunciato il rischio-contagio che la pesante situazione delle finanze pubbliche in Italia avrebbe innescato a livello internazionale; il concetto di contagio dall’ambito batteriologico passa facilmente a quello finanziario, dimostrando quanto sia attrattivo il campo dei significati dell’economia. Infatti il filosofo della Politica Roberto Esposito ha affermato che oggi l’Economia è la vera scienza, ribadendo ciò che Freud affermò in epoche non sospette, cioè che l’economico è stabilmente entrato a far parte dell’inconscio umano. Il politologo Marc Lazar ha detto che i populismi odierni altro non sono che il tentativo da parte dei popoli europei di chiedere a Bruxelles una “politica più umana”.

Dura lex

Ma la sintesi di posizioni così articolate l’ha verosimilmente proposta il commissario europeo Gunther Oettinger – anche se con parole sbagliate - sferzando il c.d. elettorato populista, senza temere lo squarcio nell’otre dei venti delle polemiche. Passando dal mondo del pressappoco a quello della precisione e da quando il calcolo delle probabilità ci fa vivere nell’ossessione di rendere il futuro prevedibile, l’Economia è diventata la scienza-guida ed il denaro il medium più circolante al mondo. Del resto si può anche non votare, ma si deve comunque mangiare e se la politica ha bisogno della piazza per riaffermare la sovranità, all’economia basta la pancia per dare ad intendere chi comandi davvero. Il Prof. Giorgio Ruffolo scrive che l’economia mercatizza il tempo dopo che, nella moneta, riesce a fondere futuro e fiducia. Allora ci ricordiamo di essere quasi completamente determinati da una struttura di azioni che ci costruisce in un modo funzionalmente orientato all’economia solo quando viviamo la polemica politica?

Interplay sistemico: funziona perché funziona e non perché la sovranità popolare è rispettata

Perché Lazar ha detto che l’Unione Europea deve fare politiche più umane? Perché il sistema-mondo a base economico-finanziaria probabilmente umano non è più, o meglio, costruito tra ‘6 e ‘800 da culture orientate ad idee-giuda non economiche, ma umanistiche (libertà, diritti, sovranità), ormai è divenuto la sintesi di istanze tecnocratiche sulle quali l’economia monta la guardia. La dominanza sociale dell’economia non è in discussione, non solo perchè abbiamo dieci volte gli oggetti che possedeva uno nel 1800, ma anche perchè la creazione di ricchezza fece nascere la scienza della scelta: l’economia politica, mentre prima questa scienza non c’era perchè chi muore di fame ha poco da scegliere. La logica economica crea fenomeni che fanno lanciare un grido d’allarme all’economista Susan Strange la quale parla di giovani investitori, fumatori incalliti, che scommettono davanti a freddi monitor mutando il Pianeta in un tavolo verde con la prospettiva di enormi guadagni che nemmeno il grande Gatsby di Scott Fitzgerald avrebbe osato immaginare.

Infelicità sostenibile?

Allora, se l’economia marcia al ritmo degli interessi composti – quantità che fa quantità – logica che in natura (ad eccezione delle banche) non esiste ed i modelli di sviluppo occidentali non possono essere trasmessi ai Paesi poveri perchè ci vorrebbero tre pianeti come la Terra per sostenerne l’impatto; se l’economia finanziaria era un sistema di controllo di quella reale, mentre ora il rapporto si è ribaltato - con i volumi di scambi finanziari che superano di quattro volte quelli dell’economia reale - non sarà il caso di pensare ad una democrazia della verità in cui prevedere per molti Paesi poveri un sottosviluppo sostenibile così come per l’uomo occidentale una infelicità sostenibile? Gli economisti possono mantenere la calma, ma noi comuni mortali molto meno dato che l’economia – come tutti i sistemi sociali da noi creati - non vede che non vede ciò che non vede.

Rossano Buccioni

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