Individuo/società43

13 Giugno Giu 2018 1142 13 giugno 2018

LA DISSOLVENZA SOCIALE DELL'ECCELLENZA MORALE

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LA GRANDE LEZIONE DEGLI EROI PER CASO

I media di tutto il mondo hanno dato ampio spazio al gesto di Mamoudou Gassama, un ragazzo maliano sans papier, che a Parigi ha salvato un bimbo di 4 anni precipitato dal suo appartamento al sesto piano e rimasto in bilico su di un balcone sottostante. Spesso l’azione morale si cela ai meccanismi di notifica dei media della comunicazione con gli eroi etici che chiedono le tutele dell’anonimato; chi è mosso all’azione da un orientamento morale autentico non comprende l’eccezionalità del suo gesto e rifugge i meccanismi della notiziabilità che fanno coincidere il fatto con la notifica che se ne opera. L’eccellenza morale ha una natura che non si presta al riassorbimento mediatico nella normalità ed anche se ciò non è accaduto nei due casi citati, avviene in molti altri. Il tema non è solo quello della spendibilità sociale dell’eccellenza morale in quanto ciò che ci esalta e ci indentifica collettivamente nel ragazzo africano mentre afferra il bimbo come un fuscello per metterlo in salvo, è anche ciò che ci confronta insidiosamente con la nostra verosimile reazione individuale in casi del genere, dato che quella infervorata manifestazione di forza e bontà non teme lo specchio morale delle pure intenzioni di cui invece noi temiamo il verdetto anche nella piena libertà di autodeterminarci. Qualcuno ha parlato di altruismo interessato (il ragazzo ha ricevuto un encomio all’Eliseo), ma la sua pro-socialità ci svela un quadro umano dove l’interesse per l’altro può assumere un rilievo nettamente superiore a quello personale che, necessitando ormai di una a-socialità normalizzata in stili di pensiero e di interazione, ci rende spesso indifferenti ai bisogni di chi ci circonda. Eventi come quello di Parigi mettono in crisi anche i Media della comunicazione, più a loro agio nel commento in diretta di una sparatoria e meno nel dare forma ad un evento che si commenta da sé, impedendo la mediazione giornalistica di un atto eroico che, come un fulmine a ciel sereno, fa andare in crisi i normali criteri della notiziabilità inversiva imperanti nel sistema dei Media (del male si parla molto col rischio di mitigarne la portata morale). Le scelte morali sul bene e sul male le abbiamo ormai sottratte ad un quadro significativo generale stabilmente orientato a Valori per inserirle nel dispositivo individualizzato della lettura della realtà in base alla logica costi/benefici. La nostra è ormai una civiltà senza eroi perché venendo meno il richiamo universale dei Valori non esigibili, siamo chiamati a discretizzare le azioni annegandole in una routine prevedibile che teme l’eccellenza, delegata ad eroi per caso cui chiediamo di rappresentarci nella loro dichiarazione di guerra al calcolo rassegnato dei nostri sommari interessi. Nel lento processo che ha condotto l’azione a conformarsi alle logiche espresse in proprio dai diversi sistemi sociali (fare denaro in economia, fare scoperte in scienza, fare leggi in politica, ecc.), perdendo l’ancoraggio a valori generali di carattere metafisico che alla logica dell’agire umano non si lasciavano facilmente ricondurre, l’azione moralmente orientata è stata messa in latenza, mutando la sua portata monumentale, dentro una società dove si è schiavi delle regole di ruolo e dei regimi mentali di status. Quando nell’eccezione prende forma una nitida immagine dell’uomo buono ci è data l’opportunità di comprendere meglio le trame di quella indifferenza normalizzata che necessita pur sempre di familismi, Curricula ritoccati, ecc., per dare sostegno al nostro io seguendo il modello facebook: l’invenzione illimitata del sé, rappresentandosi in modo da prescindere dalla propria storia. Così la condotta morale esemplare, mantenendo intatta la propria spinta all’azione, perde al contempo il suo ovvio teatro di espressione: presumere gli altri importanti almeno quanto noi. Se una civiltà perde gli orientamenti valoriali di carattere esterno da rispettare nel corso di azione, la morale - originando come dispositivo di associazione dell’interesse individuale a quello generale - perderà il suo valore integrante, divenendo inevitabilmente divisiva (per me è giusto così, per te no). Alleata naturale della Religione di cui sorvegliava l’osservanza sociale del codice bene/male, con l’esaurirsi della c.d religiosità prima - società sacrale di massa – la morale inizia a flirtare con il Diritto, profittando degli spazi offerti socialmente nel transito dall’orientamento collettivo al Valore a quello individuale allo scopo. Tuttavia, essendo il Diritto non solo terreno di incontro, ma anche di scontro sociale – sul proprio di ciascuno - la morale diventa sale sulla ferita dei tanti conflitti tra gruppi portatori di interessi spesso alternativi, associando alla diversità degli orientamenti di vita e di pensiero una patente sempre provvisoria di legittimità da riconoscere a scelte inevitabilmente penultime. Gli eroi per caso appartengono ad una umanità resiliente che non smette di essere all’altezza della sua dignità.

Rossano Buccioni

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