Individuo/società43
13 Ottobre Ott 2018 1447 13 ottobre 2018

DIPENDENZA SOSTENIBILE

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Le macchine della gratificazione

Se un tempo l’assunzione di sostanze stupefacenti ricadeva nella categoria di tossicodipendenza, con l’avvento della società digitale ci troviamo in una situazione di multi-dipendenza con il consumo di droghe che esce dallo schema normale/patologico per situarsi dentro una sostanziale ridefinizione del comportamento individuale all’interno delle molteplici pressioni subite nel contesto sociale. Dalle fasi iniziali di sperimentazione di inediti stadi della coscienza come fuoriuscita da una normalità subita dall’imposizione di precisi modi d’essere e di sentire operata dai sistemi sociali (anni ’60-’70) si passò alla tossicodipendenza come epica dell’esclusione, dentro scorciatoie biografiche che opponevano la sensazione auto-procurata dello sballo alla insopportabile frustrazione per sancita esclusione sociale dei senza ruolo (anni ‘8’-’90). In una terza fase che si protrae fino ai nostri giorni, la dipendenza da sostanze si associò ad una netta ridefinizione del rapporto individuo/società con la sostanza che serviva da sostegno al personale inserimento in funzioni sociali multiple dato che il riconoscimento sociale non transitava più attraverso un unico canale, ma veniva differito in troppe richieste da corrispondere all’insegna della massima flessibilità. In molti hanno insistito sul dualismo lecito/illecito come chiave interpretativa dei diversi livelli di dipendenza da sostante e comportamenti, ma di fatto si tratta di una semplificazione interna al rapporto individuo/società capace da solo di dire molto di più sulle costellazioni di dipendenza/condizionamento che subiamo o scegliamo e che interfacciano le richieste normali e/o patologiche di costruzione delle competenze personali. Al tempo presente si evidenzia una inquietante predisposizione sociale ad uno stato di dipendenza multipla come condizione normale di milioni di persone, soprattutto giovani. Alle dipendenze tradizionali da sostanze e da alcool, oggi si aggiungono le neo-dipendenze da simulazione, realtà virtuale, scommesse e new media a configurare l’inizio di fase inedita del rapporto individuo/società conseguente all’avvento delle tecnologie digitali. Dipendendo dalla simulazione digitale i corpi attraggono nella realtà reale un suo simbionte semi-ludico che distoglie le rilevanze sociali della relazione io-tu ri-specificandole in un senso anti-normativo che risulta immediatamente reinvestito altrove a moltiplicare i suoi effetti.

Esistenzialismo e Sociologia

Un tempo si discuteva delle tossicodipendenze da una prospettiva esistenziale o da una prospettiva sociologica. Nella prima interpretazione il tossico era uno sconfitto che uscendo dalle culture psichedeliche e dalla sacralizzazione musicale della propria coscienza non riusciva a trovare la sua dimensione di vita dentro l’imponente offerta identitaria garantita dai sistemi sociali. Ritirandosi nella nicchia laterale degli assuntori, celebrava le dimissioni da sé stesso rottamando il suo essere sociale nelle modalità inedite del fallimento esistenziale. Nelle nicchie di consumo e di spaccio si ricercava ciò che la gente normale otteneva dalle proprie competenze sociali sperimentando positivamente gli effetti psichici dell’integrazione e del riconoscimento. Se nei ghetti storicamente finivano i rifiutati dalla storia, nel ghetto della tossicodipendenza finivano coloro che quella storia rifiutavano, abolendo la società con le sue ricompense e condizionamenti. Insomma, il drogato rifiutava le richieste di adesione ai modelli di vita che la società proponeva, cercando gratificazioni dove la maggioranza vedeva rischio e devianza. La lettura socio-antropologica delle tossicodipendenze era più articolata. Infatti l’uomo c.d. normale, l’uomo medio della tradizione sociologico/statistica inizia a mostrare i sintomi di un sospetto lacerante, cioè se stia vivendo la sua vera vita oppure si stia accontentando di vivere cosa gli è concesso vivere, al cuore di un doloroso compromesso con strutture sociali che si disinteressano della sua felicità personale.

Originalità di massa

Allora, se un tempo il drogato era tale per insufficienti strategie di autorealizzazione, in seguito sarà tale per un loro eccesso; l’antica assenza di un progetto di vita unificato attorno a valori stabili oggi si fa sintomo dell’impossibilità di assumere tutti ruoli proposti al nostro immaginario sociale. Molti ruoli e molte offerte identitarie sono possibili, ma al prezzo di una flessibilità alienante che frammenta ogni progetto di vita autentica. La nostra condizione manda in soffitta il vecchio dibattito sulle droghe lecite e/o illecite, perché le pressioni sociali che riceviamo predispongono ad atteggiamenti di dipendenza diffusa dentro una patologizzazione morbida come sintomo di un malessere che ridiscute in profondità il dualismo salute/malattia. Se la dipendenza da sostanze o comportamenti a rischio diviene un fenomeno di massa, il problema emigra dal singolo individuo alla qualità delle strutture sociali che hanno sempre avuto il compito di determinare i modi della continuità psichica delle persone, dato che ormai ogni nostro progetto di vita diventa im-permanente dentro strutture sociali fortissime. Lo psicologo Vittorio Lingiardi parla della multi-dipendenza come ricerca di dinamiche sacrali di fusione, come se un fondo umanoide/istintuale si agitasse nei gesti autolesivi o nelle strade della perdizione metropolitana. Migliaia di vite sprecate perché non intercettate dalla società nella loro proposta di senso, offese precocemente nella loro unicità da proposte di socializzazione annunciate dentro assurde offerte identitarie. Sulla scia di Umberto Galimberti altri sostengono che la società non convoca il giovane al centro delle sue strutture di significato costringendolo alla sostituzione della chimica sociale (ruolo) con quella delle dipendenze. Non è che la società non convochi i giovani, magari offrendo un ruolo che non fa per loro, escludendoli e col collo infilato nel cappio della tossicodipendenza; e non accade neppure che dovendo stare dietro le richieste di tantissimi ruoli intercambiabili necessitano di sostanze che li aiutino a tenere insieme le tante parti in cui si è frammentato il loro originario progetto di vita.

Verso una dipendenza neutra e sostenibile?

Oggi, il ragazzo che si pone di fronte alla cassa acustica per fondere il suono nella sua cassa toracica è sullo stesso livello dei suoi coetanei immersi nell'astratta vita on line tenendosi a distanza dai corpi e dai contatti. Come sostiene il sociologo Vanni Codeluppi la società dell'informazione produce ormai un sistema mediatico che tende a fondersi con i corpi, eliminando ogni residuo di differenza vitale/personale, dando vita a veri e propri “media biologici”, entrando cioè a far parte della nostra vita normale. In tale prospettiva si spiega l'aumento vertiginoso delle dipendenze – da sostanze e non – che caratterizza la nostra epoca la quale entra in rapporto con noi solo dal lato della costrizione a dipendere dai suoi input molteplici. In tale situazione di dipendenza strutturale non si cerca più il senso della sofferenza - come sostengono molti psichiatri - e la forte neo-dipendenza da droghe degli adulti potrebbe essere spiegata dentro il tentativo di affermare una disperata difesa della propria umanità dai tentacoli delle macchine sociali che ci vogliono in un certo modo. Ma la multi-dipendenza dei giovani e dei giovanissimi? Qui non c’è una carriera sociale sufficientemente lunga per giustificare l’esigenza di una riappropriazione di sé - anche regressiva e distruttiva - ed allora si potrebbe pensare che così come la società della comunicazione stia definendo nei media biologici la sua prossima frontiera di trattamento dell’umano, i giovanissimi usino sostanze, alcool e web non tanto come comportamenti devianti che si opporrebbero a quelli leciti, ma come nuove forme di comunicazione centrata su relazioni completamente de-colpevolizzate e fluttuanti attimo per attimo. Avanguardia comportamentale di una super-società digitale di mercato che imporrà una multi-dipendenza come esonero definitivo dal senso della sofferenza individuale?

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