Individuo/società43
26 Ottobre Ott 2018 1735 26 ottobre 2018

QUANDO IL VINCOLO SOCIALE SI SCIOGLIE NELL'EVENTO PERSONALE

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La frammentazione del senso nell’evento perfetto

Sempre più numerose le wedding city in Italia, location storico-naturalistiche d’eccezione che fanno da sfondo all’azione del tarlo narcisistico che ricerca il senso delle scelte nella perfezione dell’evento e nella creazione di un pubblico devoto pronto a dire ciò che i protagonisti si attendono. Il fenomeno dei matrimoni organizzati all’interno di luoghi con antiche identità storico-sacrali ridotte a suggestione posticcia per gente disposta a spendere per emozionarsi, merita attenzione soprattutto se letto all’interno della crisi del legame in generale e di quello sentimentale in particolare. Nel giuramento matrimoniale ridotto ad evento spettacolare, sembra venir meno la propensione ad immedesimarsi in un pensare collettivo, sottolineando l'importanza degli elementi che ci legano agli altri invece di enfatizzare quelli che dagli altri ci dividono. L’esaltazione intimistica del sé nel matrimonio emendato dall’aura del giuramento e ridotto ad evento, si scontra con una delle caratteristiche fondative della pro-socialità umana che nel matrimonio trovava un elemento di saldatura del singolare al collettivo. La capacità di mettere alla prova la corrispondenza tra e sé e mondo nel matrimonio classico consentiva alla forza emozionale profonda di assumere una versione sociale, diventando un indicatore della positiva transizione all’età adulta. Ridurre un Sacramento/Giuramento ad evento vuol dire che l’organizzazione impeccabile deve avere la meglio sulla ricognizione intima di quelle regioni del sé che ricercano umano completamento nella cura dell’altro, domandando cura al momento stesso in cui si giura la propria. Più che il luogo sacro conta il tutto compreso, più che la testimonianza collettiva di un legame che da personale vuol mostrarsi pro-sociale conta lo sfavillio del momento che si estingue appena si accende, data l’assenza di una sanzione collettiva che testimoni la durevolezza del progetto relazionale di coppia. Oggi l’attribuzione di inconsistenza e non durevolezza alle relazioni sentimentali testimonia la necessità - tutta sociale - di prescindere dai legami fortemente strutturanti la dimensione identitaria. La conoscenza di una persona e l’amore che ci lega a lei nascono inconsciamente eterni, ma si consumano lentamente nella triste consapevolezza di una insufficiente disponibilità dei tempi necessari per giungere al loro pieno compimento. I sentimenti amorosi per esprimere tutto il loro potenziale necessiterebbero di una cultura con meno ruoli intercambiabili e meno imposizioni di flessibilità ai diversi percorsi di vita, altrimenti l’amore finisce per esistere contro sé stesso. Le forme di innamoramento e di amore che in Occidente hanno determinato la condizione di amante e di amato sono debitrici di un ordine sociale dove il tempo era risorsa molto abbondante ed hanno mantenuto per secoli strutture di comportamento fondate sulla sostanziale prevedibilità degli ambiti di azione sociale nei quali ricadevano gli interessi di colui-colei che sarebbe diventata la persona testimone della nostra vita. Noi viviamo in una costellazione di sentimenti-guida e dobbiamo fare affidamento sul fatto che siano sostanzialmente destinati a durare. Quando le condizioni di questa durevolezza vengono socialmente a mancare le strutture della cura e della relazionalità profonda vanno in crisi, minate dal loro opposto emotivo, vale a dire una indifferenza vigile e morbida che ci fa sempre prescindere dallo sguardo altrui e ci insegna a privilegiare il nostro sguardo sul mondo. La necessaria abilità a sostenere molteplici scambi relazionali all’interno dei più diversi contesti sociali deve prescindere dalla qualità dei nostri scambi affettivi e la circolazione emozionale di cui saremo capaci si mostrerà inversamente proporzionale all’aumento di occasioni fortuite per creare interazione con gli altri. Allora, se l’intensità affettiva si concentra su poche persone alle quali riserviamo quelli che riteniamo i più autentici sentimenti, – seguendo lo stile individualistico di costruzione delle relazioni - quelle stesse persone potranno essere interessate dai medesimi influssi di progressiva indifferenziazione dei contesti di vita che subiamo anche noi. La natura dell’amore in Occidente prevede che se non mi faccio carico completamente di tutta la vita della mia amata io non mi sentirò adeguatamente partecipe della pienezza del sentimento che nutro per lei e lei dovrà vivere la stessa regola psichica nei miei confronti. Si comprende bene come l’esplosione degli ambiti di interesse personale e l’estrema individualizzazione del corso di esistenza, facciano si che la vita multiforme ed articolata di chi amo si mostri assai più complessa delle mie migliori intenzioni di prendermene stabilmente cura; allora centinaia di coppie vivono il paradosso inesorabile del prossimo che si fa lontanissimo, perché la rappresentazione dell’innamorato che esprime il concetto di amore ancora valido nella nostra mentalità diffusa non tiene sufficientemente conto delle deformazioni che la vita sociale impone allo stile relazionale di chi vuole certamente guardarmi restando testimone del senso della mia vita, ma è costretta a dirigere un numero crescente di investimenti relazionali su altri io (da tenere a bada perché minacciano le sue competenze), determinando scale di interesse personale nelle quali i sentimenti finiscono sullo sfondo. Nonostante la validità relazionale di molte coppie, spesso un partner si ritrova a fare il personal trainer sentimentale della persona che ama, stretta dal costante aumento della complessità degli stili di vita e dalla continua ridefinizione delle priorità all’interno di un singolo sistema di personalità. Poi ci si potrà sempre sposare nella wedding city sulle amene e struggenti colline della Toscana o delle Marche, in una bella Domenica di Maggio, o giù di li.

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