Individuo/società43
23 Marzo Mar 2019 1714 23 marzo 2019

I LIMITI DELLO SVILUPPO E I PARADOSSI DELL’AMBIENTALISMO

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Nel suo ultimo libro il filosofo Frédéric Gros non risparmia critiche taglienti a diverse forme di obbedienza politica, sottomissione economica e conformismo sociale. Alla vecchia domanda come sia possibile l’ordine sociale si dovrebbe affiancare una pacata riflessione ammettendo che la pervasività operativa dei sistemi sociali dominanti ormai determina nella condizione umana un bisogno infinito di ribellione, ma anche la chiara consapevolezza dell’impossibilità da parte del singolo individuo di modificare anche in minima parte le logiche geo-politiche globali. Alla luce di queste valutazioni domandiamoci allora che manifestazione è stata quella di Venerdì 15 Marzo denominata Friday For Future: disobbedienza civile, boicottaggio o che altro? Sembrerebbe che le vittime designate – i giovani che vedono minacciato il loro futuro – in modo variopinto quanto civile abbiano chiesto alla società di mercato di sospendere la sua stretta mortale sul pianeta riconfermandole però la sua posizione dominante che non solo gli consente di realizzare il proprio mandato storico (creare profitto dalla mercatizzazione dei fattori produttivi), ma addirittura di incrementarlo, potendo guadagnare ancora di più accettando di volgere a proprio vantaggio quelli che ora appaiono costi sociali (inquinamento, plastiche nei mari, ecc.). Alla vecchia idea dell’ecologismo politico-filosofico (un nuovo modello di sviluppo), se ne sostituisce un’altra che riconosce l’autonomia funzionale dell’economia di mercato a cui manca un ultimo quanto improbabile tassello - prodotti ed energia a basso impatto ambientale - per garantirsi una volta per tutte un indiscusso dominio a partire dalla limitazione dell’impronta ecologica come accettazione del trend attuale di attribuzione di diritti a tutti i soggetti che possano rivendicarli direttamente (gruppi sociali) o indirettamente (orsi polari, oceani, atmosfera). Tuttavia la pratica dell’attribuzione dei diritti si mostra assai debole quando si confronta con l’autoreferenza dei sistemi sociali. Noi continuiamo istintivamente a credere che i sistemi sociali pensino e decidano come noi; ne siamo talmente convinti che crediamo che i movimenti siano capaci di modificare la situazione, cioè che dall’ambiente umano si levino le forze capaci di dettare un’agenda di lavoro diversa da quella normalmente adottata dai sistemi sociali, ignorando che è nella loro logica costitutiva di maggior successo mostrarsi indifferenti ad ogni influenza proveniente dall’ambiente umano. I sistemi sociali lavorano esclusivamente ai propri obiettivi e sono evoluti per non modificare le proprie operazioni se non in casi emergenziali nei quali non gli esseri umani, ma le dinamiche funzionali si mostrano a rischio. Già Luigi Einaudi spiegava quasi alla lettera quanto sopra e un grande sociologo del ‘900, Niklas Luhmann, scriveva che se le borse finanziarie mondiali applicassero al 20% della loro operatività il motto evangelico “non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te”, probabilmente scatenerebbero una crisi finanziaria di tali proporzioni da svelare anche agli ottimisti più incrollabili ciò che a soli 16 anni, Greta Thunberg - la ragazza attivista svedese che lotta per la salvezza del pianeta - ha compreso perfettamente, cioè che gli equilibri geo-politici si basano su un’ingiustizia pervasiva che si è fatta struttura sociale. Del resto Homo mercator conseguendo un indubitabile incremento del benessere e della prosperità, già nel 1300 metteva in discussione l’integrazione religiosa della realtà che col Tractatus de altissima paupertate Christi et apostolorum di Ubertino da Casale (1322), veniva ancora interpretata come base per l’eccellenza del vero uomo di Dio. La nascita dell’Economia Politica ha segnato il rifiuto da parte della società occidentale di forme di integrazione a base morale proponendone delle nuove che rimuovendo la povertà hanno imposto l'economia politica come scienza della decisione segnando un punto di non ritorno nella definizione di un nuovo modello sociale di vita. Da secoli la crescita è la forza di spinta di tutti i sistemi sociali dato che dopo la Respublica Christiana medievale e l’assolutismo politico moderno, non abbiamo più avuto una regola generale esterna capace di decidere le operazioni dei sistemi di azione a partire da una posizione di supremazia. Se da fuori nessun potere superiore controlla ciò che accade all’interno dei singoli sistemi sociali, questi possono solo crescere perchè non è più giusto o vero porre limiti alla realizzazione dei loro obiettivi e ciò è talmente vero che il modo occidentale di vivere, lavorare e pensare è diventato globale. Allora quando parliamo di crescita economica non dobbiamo mai dimenticare che si tratta del modo specifico di crescere che un sistema sociale tra gli altri - l’economia - ha elaborato dentro la logica della società-mondo che sulla crescita è fondata. Nella nostra società infatti crescono i diritti nel sistema giuridico, le forme di gestione del consenso in quello politico, le attese formative nel sistema pedagogico, la fiducia nella ricerca in quello scientifico ecc. ecc. La domanda formidabile allora potrebbe essere: come può il sistema di azione economica che basa la sua crescita sulla degradazione delle risorse ambientali – che non sono infinite – continuare a crescere assecondando le logiche sociali globali senza compromettere gli equilibri ambientali del pianeta, al netto del mantenimento del motore ideologico dello sviluppo e della cassaforte mentale dell’utilitarismo? I giovani nelle piazze ci hanno solo ricordato queste domande anche se, purtroppo, non hanno fornito risposte al riguardo.

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