La stanza 101. Lo sguardo di uno psicoanalista sul contemporaneo.
26 Febbraio Feb 2018 1121 26 febbraio 2018

Il dissenso non è malattia. Un appello per fermare la deriva psicodiagnostica di questa campagna elettorale

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In questo scorcio di bagarre elettorale, Repubblica ci regala un articolo ( Berlusconi e Di Maio sul lettino del 19 Febbraio) che riassume e condensa in poche rabbiose righe, quella che è stata una scelta editoriale sempre piu’ palese negli ultimi anni: rafforzare un netto ( e poco fortunato, in termini di copie vendute ) sostegno a Matteo Renzi attraverso l’uso del suo braccio clinicamente armato, il quale ha mostrato quanto la duttilità del lessico psicoanalitico possa essere torto a fini elettorali. Mi riferisco alla campagna che il quotidnao diretto da Calabresi ha ospitato, e dunque sottoscritto, di costante e vieppiu’ sgradevole patologizzazione dell’avversario operata da Massimo Recalcati, alfiere del renzismo spinto sin dai tempi del fu 40 per cento.

Il brano in questione è solo l’ultimo di una serie di corsivi mossi da una coazione a ripetere di tipo agiografico peanistico. Il canovaccio fisso consiste nella vittimizzazione dell’ex premier , costantemente tratteggiato come un étourdi, inesplicabilmente accerchiato dal livore di mezz’Italia. A contorno di questa narrazione, si alternano strali rivolti agli avversari del suddetto in sistematica rotazione

Quest’ultimo tuttavia si differenzia dalla prevedibilità dei precedenti ( culminata con un memorabile pezzo estivo che poneva l’essenziale questione politica relativa a chi stesse simpatico Renzi e a chi no) per il grondare malmostoso delle parole, quel rancore del quale il renzismo vorrebbe ergersi a paladino fustigatore e istanza riparatrice. Non a caso l’ultima accasata presso l’accampamento renziano, la Bonino già patner di Berlusconi, fa proprio nei manifesti il mantra ‘ votaci contro l’odio’.

Colpisce questa volta la sgradevolezza degli epiteti rivolti a Berlusconi e Di Maio, che hanno trasceso nel personale. Una rabbia nervosa, oggi piu’ visibile e meno trattenuta visto l’imminente verdetto che sta per consegnare al renzismo l’ennesima sberla , che ha fatto da sottofondo a tutte le campagne mediatiche del Pd dalla Leopolda in poi, con la mano destra a offrire gentili incentivi e mancette, mentre la sinistra, fatta di 5 indici accusatori, puntava gli avversari di Telemaco, dapprima mal apostrofati, in seguito dileggiati, ( chi se le ricorda le facce sghignazzanti e teneramente abbassate di Gentiloni e sodali quando Giacchetti gridava a Speranza di ‘avere la faccia come il culo’?) e poi regolarmente diagnosticati come disequilibrati.

La cifra del declino del Renzirecalcatismo, chiara nel costume qualsiasi sia il suo risultato elettorale, sta nel fatto che tanti lettori di questo incredibile articolo, leggendo le frasi ‘come può un soggetto che non ha maturato nella sua vita competenze specifiche su nulla (..) essere candidato alla guida di un paese?’ hanno immediatamente pensato a figure come Maria Elena Boschi, o altri importanti esponenti dell' entourage dell'ex premier, come Lotti, la Madia, o Telemaco stesso

Questo editoriale è colmo di ironia da retrogusto, senza che naturalmente l’autore lo volesse, perché quando scrive ‘ Quanti accetterebbero un incarico di questa rilevanza senza avere la più pallida idea di cosa significhi governare la cosa pubblica?’ , tutti quelli che non leggono Repubblica, e forse anche molti di essi, hanno pensato a Renzi! L’uomo che non è stato eletto da nessuno, che si è preso una enorme responsabilità prendendo in mano un paese senza passare dal voto colpendo alle spalle un compagno di partito, portandolo, assieme al Paese, a pigliare colpi profondi ad ogni tornata elettorale. Gridare all’incompetenza politica dal quartier generale di Renzi, fatto di truppe scelte perché sopravvissute alla selezione durissima del capo basata su parametri di fedeltà, e non di capacità, è triste. Pensavo a questo: alla mestizia del capriccio che sceglie in virtu’ delle pile baciate e calpesta il sapere e il mestiere, mentre telefonavo al senatore Manconi , per esprimergli personalmente la mia piccola solidarietà per la gambizzazione politica alla quale è stato sottoposto.

Non una parola sul modo col quale sono state compilate le liste. Non un accenno della forzatura istituzionale con la quale questa legge elettorale orrenda è stata fatta passare, in disprezzo della pluralità delle diverse idee che il parlamento esprime.

Nulla sui mancati risultati. Nulla di nulla

Questo articolo chiude goffamente un cerchio he appariva già incerto al tempo di un altro articolo, sempre del medesimo autore, che conteneva il semplice messaggio: ‘loro, là fuori, lo odiano’ Già a quel tempo Recalcati cercava appassionatamente di spiegarci come esista un cupo mondo popolato da individui colmi di odio che, affetto da turbe addirittura paranoiche, ce l’avrebbe irragionevolmente a morte con l’ex premier. Già il suddetto si era pronunciato con epiteti clinicamente orientati alla Leopolda, laddove i contrari al valoroso Telemaco erano additati come ‘mummie intrise di godimento masochista’, o appartenenti a fazioni politiche strutturate su natura incestuosa. La storiella dei malevoli che premono alla porta degli eletti virtuosi intenti a prodigarsi per il bene di una comunità di irriconoscenti è a ben vedere uno degli elementi portanti dello storytelling renzista: ‘Là fuori c’è solo l’odio’ è infatti il mantra ricorrente che ha fatto da sottotitolo alle due convention renziane, la Leopolda e il Lingotto. ‘Loro ci odiano, noi siamo l’amore’. ‘Noi siamo il bene e loro il male’. Echi di berlusconiana memoria, frutto di una clinica artatamente utilizzata all’uso del principe, proiezione sull’altro dell’incapacità di risolvere le proprie magagne e i propri fallimenti che anche un neolaureato può scorgere avendo dato una breve scorsa a qualsiasi trattato di psicopatologia tascabile. Ammantarsi dell’abito del portatore di luce candido e colmo di amore, intento a condurre la solitaria battaglia contro le forze del male, è storia tipica dei concentrati di potere che fanno a meno del contraddittorio. Il renzismo incarna un piccolo mondo ben protetto, costruito sulla personalità del leader, un universo narcisistico elevato a sistema, spacciato per assemblea dibattimentale. I ‘nemici’ della voce unica sono stati epurati, banditi, messi alla porta con le accuse proiettive di essere portatori di odio, untori del malanimo. ‘Scissionisti’, come ho avuto modo di scrivere in questo sito.

Quest’ultimo articolo, chiude il cerchio dell’odio e dalla psicodiagnosi.

C’e qualcosa di piu’ che discutibile nel definire il movimento 5 Stelle, e dunque i suoi capi e i suoi tanti elettori, come affetti da bipolarità . Cosi’ come nell’apostrofare Berlusocni come una maschera mummificata. C’è qualcosa di incommentabile nel tratteggiare il polo grillino come’ afflitto da una patologia bipolare sempre più evidente

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