L'arco di Ulisse
5 Gennaio Gen 2018 1543 05 gennaio 2018

l'Italia della bellezza in svendita

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Credo in tanti, ieri sera, abbiano visto il programma di Alberto Angela sugli splendori culturali d'Italia: piazze, paesaggi, monumenti, dipinti, tanti dei quali dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità. La tv, in questo caso, tenta di elevare il senso di appartenenza e orgoglio per tutto quello che nel corso dei millenni siamo stati in grado di realizzare. Non tutti sapranno, però, che lo Stato, più che tutelare e promuovere un patrimonio del genere ha emanato una legge chiamata “Sblocca Italia”, peraltro dichiarata più volte incostituzionale, in virtù della quale e attraverso vincoli sciolti, consente di mettere in (s)vendita al migliore offerente parte del tesoro storico e paesaggistico.

A chi giova e che senso ha una corsa sfrenata al consumo del territorio? La cultura dovrebbe generare una vera e propria economia, giammai essere utilizzata per fare cassa, producendo, tra l’altro, assunzioni che sembrano spot di propaganda e non posti di lavoro autentici. Anche il motto dello Sblocca Italia, in verità, lascia qualche perplessità: “padroni in casa propria”. Sarebbe, francamente, più lecito essere custodi. Da più parti ci si chiede se non sia stato un errore separare tutela e valorizzazione. La prima è lasciata alle soprintendenze, dolosamente private di ogni potere reale. La seconda è l’unica missione affidata ai supermusei: una valorizzazione che sin da subito si lascia intendere come una mercificazione spinta, controllata direttamente dalla politica e data in gestione agli enti locali, che nominano finanche i membri dei consigli scientifici dei musei.

Nel centro di Napoli, intanto, ci sono centinaia di chiese chiuse di cui nessuno si cura: vengono sistematicamente saccheggiate dalla Camorra, oppure crollano nell’assenza più totale di manutenzione. Il patrimonio diffuso è in gran parte abbandonato a se stesso, e l’accorpamento dei siti archeologici sotto poli museali misti sembra rappresentare un altro grave fattore di rischio. Diversi critici d’arte e docenti universitari di storia dell’arte denunciano che il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione siano, oggi, in grave pericolo, tanto che le generazioni future rischiano di non ricevere in eredità l'Italia che i viaggiatori di tutto il mondo hanno conosciuto.

In effetti, se si dà uno sguardo al sito dell’Agenzia del Demanio ci si accorge di quanti edifici storici di enorme pregio stiamo svendendo: un patrimonio secolare, che di fatto non lasceremo ai nostri figli. Le biblioteche e gli archivi (la memoria del Paese) chiudono, o vanno avanti grazie all’impegno dei volontari. Nel centro di Pisa crollano le chiese medioevali, perché la soprintendenza non ha il personale e i soldi per occuparsene. Una città come Venezia è ormai ridotta a un enorme resort di lusso, mentre il marketing e le consorterie impongono a Firenze un aeroporto devastante sul piano ambientale. L’attuale presidente della Campania ha sfregiato forse per sempre la sua Salerno con l’abnorme mole del Crescent.

Forse, Alberto Angela, ieri sera, una volta di più, ci ha fatto riflettere sul nodo complesso che lega il patrimonio artistico e monumentale all’economia e al management creativo. Ridistribuire conoscenza, a questo punto, diventa fondamentale come ridistribuire ricchezza.

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