L'arco di Ulisse
25 Gennaio Gen 2018 1749 25 gennaio 2018

Incendio all'abbazia San Michele, come ne "Il nome della rosa". Ma, la biblioteca è salva.

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L’abbazia descritta da Adso, ne “Il nome della rosa non è mai esistita. Il manoscritto da cui Eco fittiziamente trae ispirazione per il suo romanzo, non ne indica con precisione la collocazione. Si sa, però, a quale luogo religioso l’autore si sia ispirato: La Sacra di San Michele, situata sul monte Pirchiriano, in Piemonte. Pressoché inaccessibile, costruito sulle pareti scoscese di un’altura e raggiungibile grazie a una mulattiera, il monastero corrisponde perfettamente alla descrizione dettagliata della misteriosa abbazia.

Sin da subito Adso mostra una grande attenzione per i dettagli dell’ambiente che lo circonda. Ogni locale, teatro del ritrovamento di un corpo, sembra essere animato e scatenerà nel giovane novizio un sintomatico risvolto emozionale. Tra la chiesa, l’edificio centrale, le cucine, le stalle, il cimitero, fondamentali per questa storia sono due luoghi: lo scriptorium e la biblioteca. Entrambi chiusi e limitatamente accessibili. Eco mette al centro del finale avvincente della narrazione l’incendio devastante della biblioteca. E le immagini di quello dirompente della sera di mercoledì, 24 gennaio, inerente ai tetti della stessa abbazia, rimanda d’impatto a quelle pagine e a quelle scene.

Nell’immaginazione brucia la biblioteca, nella realtà della cronaca prendono fuoco i tetti. Ma, l’abbazia è la medesima, quella millenaria che ha ispirato uno straordinario best seller, arroccata su uno sperone di roccia, a dominare l'ingresso della vallata piemontese. Benché i motivi dell’incendio di ieri sera saranno banali, certamente accidentali e dovuti a una buona dose di superficialità, quel fuoco non sembra avere nulla di diverso da quello descritto magistralmente da Eco e osservato nei fotogrammi del film tratto dalla sua fatica. Le stesse foto che riprendono l’animosità delle fiamme e il loro incedere distruttivo sui tetti dell’abbazia costituiscono un’immagine letteraria e filmica densa di suggestioni, che conserva, nell’evento sventurato, una fascinazione propria, per certri versi perversa quanto si vuole, ma eclatante, clamorosa, lampante.

Certo, lontano dalle imporessioni e nella piena razionalità, il fuoco appiccato da Eco è un elemento attivo, creativo, ascendente, e assurge a simbolo della luce, del superamento delle paure inconsce e il risvegliarsi della coscienza. Quello dell’altra sera, fuor di metafora, è solo uno dei tanti incidenti che, nel tempo, deturpano le meraviglie del paese, di cui oltre a essere orgogliosi, faremmo bene ad esserne coscienti, per moltiplicare l’impegno della cura che simili bellezze richiedono. L’abbazia piemontese, per esempio, è visitata ogni anno da 100mila pellegrini, fa parte dei setti edifici consacrati all'Arcangelo Michele, uniti, secondo molti fedeli, da un'immaginaria linea retta che unisce l'Irlanda, con il monastero sull'isolotto di Skelling Michael, a Israele e che comprende anche Mont Saint-Michel in Francia e il santuario di San Michele Arcangelo nel Gargano. Una perla, in effetti, del turismo non solo religioso, che non può andare in corto circuito per una ordinaria distrazione.

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