L'arco di Ulisse

23 Aprile Apr 2018 1858 23 aprile 2018

Serra, un Vittorio Feltri senza cravatta.

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Le considerazioni di Michele Serra sul bullismo degli studenti sono state già abbondantemente stigmatizzate. La limitatezza concettuale delle stesse è tale da renderne vana qualsiasi difesa, anche la più accorta e ragionata. Pertanto, andrebbe archiviata come una “caduta dall’amaca”, i cui nodi, evidentemente, sono troppo usurati per tenerla fermamente sospesa a una minima altezza. Oltre tutto, credo sia del tutto lecito, ci mancherebbe, criticare un protagonista del dibattito pubblico, se le sue idee ci sembrano sbilenche. Al di là, dunque, di quelle che sono apparse, ai più, delle sciocchezze esemplari, tenendo nella giusta considerazione anche la replica del giorno dopo del titolare de “L’amaca”, occorre riflettere sullo status di “intellettuale di sinistra”, impersonato e interpretato dall’opinionista di “Repubblica”, che alla stregua di un osservatore di quotidiani come “Libero”, o “Il giornale”, si è espresso in una direzione determinata da un certo modo di stare al mondo, che contempla posizioni lontane mille miglia dalle premesse culturali e solidali di una sensibilità cara alla sinistra, storicamente intesa.

Paradossalmente, credo che Serra vada ringraziato. In poche righe ha evidenziato tutta l’essenza del pensiero dominante della moderna sinistra, quella, per intenderci, della comunicazione che conta e del potere politico concreto. Quella, che, in verità, ha perso valanghe di consensi. Nella posizione distesa e pressoché dormiente di chi è adagiato su un’amaca, egli ha tirato fuori la vera anima del pensiero sonnacchioso dell’intellettuale di sinistra, che, oggi, tiene banco. Un pensiero smussato, opaco, superficiale in ogni sua proiezione. Oggi, Serra pensa e scrive come se non avesse letto un solo rigo di un filosofo come Marcuse, un umanista come Sartre, o un pensatore profetico come Pasolini. Serra è solo un padre che ha scritto “Gli sdraiati”, etichettando da par suo le nuove generazioni, non un padre di quel pensiero che una volta stava alla base delle diverse ideologie politiche e dava sostanza ai partiti.

È uno stimolatore inconsapevole, come altri, di quell’anti-intellettualismo dilagante che ha preso piega in Italia, con una propria forza militante, diventando potere. Il populismo è sorto in mancanza di ragionamenti che facessero luce. E il pensiero di Serra non illumina più di un cerino acceso. Questo Vittorio Feltri senza cravatta rappresenta il prototipo perfetto del raziocinante di una sinistra, che, oltre ai voti, ha perso ogni collegamento con la struttura filosofica a sostegno di una volontà popolare. Avere in uggia gli intellettuali di una simile fattura è diventato indispensabile per avere successo in politica. Ecco, Serra rappresenta l’indice più genuino per giustificare l’anti-intellettualismo acchiappa consensi. Anche grazie a lui, pertanto, l'idea che gli intellettuali, talvolta, possano contribuire a migliorare, con il loro pensiero, la coscienza comune della nazione, appare più che mai una perversione egocentrica e cadente. Sarebbe esagerato, affermare che gli opinionisti come Serra abbiano contribuito a provocare, sebbene avessero intenzioni opposte, l’egemonia subculturale che si prospetta?

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