L'arco di Ulisse

10 Maggio Mag 2018 1356 10 maggio 2018

Siamo di fronte alla più grande catastrofe intellettuale della storia moderna?

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Sulla cultura zoppicante di Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sono costruite invettive e ragionamenti che, contrariamente alle intenzioni, hanno finito per rappresentare la migliore propaganda politica che si potesse fare in favore di politici tanto inadeguati. Da sempre, la forza motrice del movimento grillino e della Lega è rappresentata dalle analisi scontate, benché veritiere, di chi vorrebbe ridimensionarne le ambizioni. Pertanto, pure a fronte di una limitatezza tangibile e ben adornata, come quella dei personaggi in questione, la presunta superiorità intellettuale dei loro antagonisti ha rappresentato per molti italiani qualcosa che risulta essere troppo distante e di cui non fidarsi, e in ogni caso più urticante e meno persuasiva della riconoscibilissima incompetenza da ascrivere ai medesimi Di Maio e Salvini. A spingere il M5S verso il traguardo di prima forza politica della nazione e a decretare il buon successo della Lega, vincitori delle politiche di marzo, è stato unicamente lo scarso appeal del PD, ormai ritenuto, anche da chi lo ha votato, privo di quell’energia vitale che distingue ogni processo di evoluzione sociale.

È del tutto naturale, quindi, che i vincitori governino e i perdenti stiano all’opposizione, anche se lo stallo dei giorni passati faceva presumere che vi fossero, sì, dei vincitori, ma in assenza di una vittoria puramente politica. Ora che tutto sembra essere risolto dal falso passo indietro di Berlusconi, si aprono a meraviglia le prospettive di un governo M5S-Lega, su cui soffia l’alito cattivo di Forza Italia. Avesse fatto Renzi la stessa mossa dell’uomo nero di Arcore, avremmo avuto un’intesa M5S-PD, giacché Di Maio poneva un veto tattico anche sul giovanotto di Rignano dell’Arno? La domanda è posta per rimarcare come Berlusconi e Renzi siano stati messi erroneamente su uno stesso piano di valutazione dagli illuminati del M5S, pur essendo uno il capo di un partito aziendale e l’altro un politico vittima delle proprie ambizioni.

Va da sé che in quest’ottica, tanto la legge sul conflitto di interessi che il reddito di cittadinanza troveranno un iter interminabile per allontanarsi quanto più è possibile dalla loro realizzazione. Ma, quel che veramente preoccupa, sopra ogni altra cosa, è la totale mancanza di autocritica dei due uomini in argomento, la loro assoluta incapacità di guardare all’Italia come a un paese bisognoso di riconciliarsi con le vocazioni culturali che l’hanno distinta e segnata. Ecco, siamo di fronte a un interrogativo inquietante, che genera sconforto, al di là di ogni crisi economica e sistemica: ci attende la più grande catastrofe intellettuale della storia moderna? Il livello del potere politico, oggi, caratterizza e condiziona, più di qualsiasi altra deficienza, il paese, generando nei vari settori di riferimento i suoi riflessi opachi. L’oscurantismo culturale del M5S e della Lega, al netto della loro stupefacente pochezza, fanno presagire il picco di un’involuzione sociale che perdura da decenni. Una volta toccato il fondo, non resta che sperare nei ricorsi di vichiana memoria.

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