L'arco di Ulisse
2 Giugno Giu 2018 1230 02 giugno 2018

Sulla coppia Salvini-Di Maio incombe il "dilemma del porcospino"?

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Siamo il paese del karaoke, degli strilloni, delle congetture in fotocopia. Siamo il luogo dove la politica è stata svuotata di ogni contenuto per assurgere a materia non soggetta a ragionamento. Siamo la società dove “il dilemma del porcospino”, concepito da Schopenhauer, insidia le relazioni umane, il confronto, l’analisi di gruppo.

I commentatori politici, a ogni livello, salvo le dovute eccezioni, non fanno che mostrare i loro aculei, in barba a ogni riflessione pacata e rigorosamente analitica, preferendo pungere chi predilige il raffronto. Il delicato frangente storico, sebbene ora abbiamo un governo politico agognato da tempo, è scivolato in un caotico vociare dove la parola, espressa a decibel sospinti, ha perso il suo peso specifico. Le più elementari forme di educazione, indispensabili al dialogo, sono andate perdute. Gli esempi di alcuni leader politici, di opinionisti che si ritengono infallibili e di agguerriti critici di circostanza hanno fatto scuola. La discussione intorno alla politica, tanto in ambiti istituzionali, che pubblici e privati, quando non risulta essere derisoria e ironica non può che assumere toni isterici e opachi, quasi mai rilassati e distensivi.

Sembra che, in ogni dove, quanto più due persone si avvicinino tra loro per un normalissimo confronto molto più, probabilmente, si feriranno l'una con l'altra. La vicinanza eccessiva, e quindi la condivisione di uno spazio mentale adibito all’interscambio verbale, o scritto, diventa insostenibile. Proprio come avviene tra i porcospini che, cercando il contatto tra di loro per ripararsi meglio dal freddo finiscono per ferirsi, possedendo aculei sulla loro superficie corporea. Allo stesso modo, gli umani, oltre che nelle relazioni sentimentali anche nell’esercizio del dibattito di gruppo si dimostrano respingenti, usando le parole come pungiglioni. Il dilemma di sorta riguarderà anche l’accoppiata Salvini – Di Maio, uniti in una relazione di governo? Insieme e vicini ai posti di comando avranno un’adiacenza tranquilla, oppure come quella tormentosa dei porcospini?

Soltanto uno studio specialistico delle loro contraddizioni, analizzate, decodificate e considerate nelle particolarità dei ripensamenti che tante volte, questi, hanno avuto per raggirare l’ostacolo potrebbe darci una risposta attendibile. Insomma, per sapere se questo governo duri, o meno, servirebbe il lavoro, e tanto, di sociologi, psicologi e antropologi. I prospetti dei politologi, in questo caso, potrebbero non avere pertinenza.

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