L'arco di Ulisse
4 Giugno Giu 2018 1725 04 giugno 2018

"La pacchia è finita", e la vita di Sacko è la prima orribile conseguenza.

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Sacko Soumayla, il 29enne lavoratore emigrante maliano, ucciso a San Calogero, in Calabria, era un attivista sindacale, sempre in prima fila nelle lotte del Sindacato di Base per i diritti sociali dei braccianti. La vittima, come tutti sapranno dalle cronache, è stata colpita da alcuni pallettoni sparati con un fucile mentre all'interno di un capannone abbandonato stava prelevando delle lamiere da utilizzare nella baraccopoli di San Ferdinando, situata nei pressi di Reggio Calabria.

“È finita la pacchia'”, e le prime orribili conseguenze non tardano a venire. Il ragazzo è stato ucciso da una delle fucilate sparate da sconosciuti a poco più di 50 metri di distanza. Un tiro al bersaglio infernale, con diversi colpi esplosi contro “lo straniero”, il “nero malvagio” da rispedire nel paese d’origine, o all’altro mondo. "Non è mai la violenza a risolvere alcuni tipi di problemi. Voglio lavorare affinché siano rispettate le leggi o per cambiare le leggi che premiano i delinquenti e puniscono le persone per bene", ha commentato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Sacko ha osato più di quello che gli consentiva la propaganda politica dei nuovi governanti. Era un portavoce dei braccianti africani in Calabria, quelli che per pochi euro si spezzano la schiena nei campi sotto al sole, in un lavoro quotidiano continuato per 10 ore di seguito. È stato assassinato perché recuperava vecchie lamiere in un deposito caduto in disuso? O, perché aveva avuto l’ardire di mettersi contro il racket dei caporali che sovrintendono, alla loro maniera, al lavoro dei braccianti? Sta ai magistrati stabilirlo, la differenza non cambia la consistenza nefasta dell’atroce delitto, su cui le istituzioni non possono certo venire meno al loro dovere di dar luogo alle dovute indagini. Il silenzio su questo omicidio sarebbe l’equivalente di una rinuncia alla lotta alle mafie, un punto cruciale del celebre “Contratto di governo”.

Se davvero si lavora per l’interesse degli italiani, e, in particolare della popolazione del Sud, l’azione di governo si sostituisca alla propaganda. Si realizzino i proclami dichiarati a decibel altissimi, e si dia forma concreta a quanto gridato ai quattro venti nell’esercizio ininterrotto di un moralismo battagliero e martellante, che ha prodotto consensi a valanga e che, ora, si spera produca sostanza. L’anima di Sacko lo chiede per tutti noi.

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