L'arco di Ulisse

29 Giugno Giu 2018 1044 29 giugno 2018

Salvini, io ti ammazzerò, sei troppo stupido e ingiusto per vivere (di politica).

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Per giorni ha proferito la propria stupidaggine quotidiana, che, oltre a creargli il consenso di tanti elettori, garantiva al suo partito di agire del tutto incontrollato. Matteo Salvini, il paladino della destra meno ideologizzata e più culturalmente digiuna della storia politica italiana, ha messo a segno un duro colpo ai danni del Sud, ancora una volta ignobilmente scippato e vittima di una miserabile politica. Ci si dovrebbe chiedere perché mai Di Maio, uomo, appunto, del Sud, non renda conto ai suoi elettori dell’incontro avvenuto a Roma tra Luca Zaia, governatore del Veneto, e il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani, in cui, pare, si sia prospettata un’intesa che assicura più poteri e soldi al Nord e ancor meno investimenti per il Sud.

Una maniera subdola per realizzare quell’autonomia tanto agognata dai leghisti, non importa se siglata su disuguaglianze territoriali e sulle condizioni precarie dei meridionali. In pratica, Salvini vuole trattenere, in Lombardia e Veneto, un residuo fiscale pari a 35 miliardi di euro, da togliere, naturalmente, alla spesa pubblica del Mezzogiorno. Incredibile, ma vero, questo signore, si fa per dire, ha nel Sud estimatori di ogni sorta. Senza contare che il partito che vi ha fatto incetta di voti, il M5S, lascia che lui agisca indisturbato, nella più totale e oscena politica anti-meridionalista.

È dall’unità d’Italia che gli investimenti si concentrano nel Centro-Nord, favorendone lo sviluppo e aumentandone la ricchezza. Ora, forse, con il “governo del cambiamento” è giunto il momento di condannarlo catastroficamente alla miseria, negandogli, per legge, equità?

Mentre lo stucchevole e nauseabondo dibattito mediatico nazionale si consuma sul complesso e delicato tema dell’immigrazione, nelle stanze nemmeno tanto segrete dei palazzi romani si sta condannando il Sud all’umiliazione più assurda. Gli assetti istituzionali nel rapporto tra Stato e regioni ordinarie stanno per essere manomessi, col rischio di condannare le aree più povere del paese a un marasma sociale ed economico di proporzioni tragiche. Eppure, si ha avuto la faccia tosta di istituire un Ministro per il Sud, che corrisponde al nome di Barbara Lezzi. In questo momento, tace. Lei, che in campagna elettorale aveva promesso di destinare il 34% della spesa pubblica alle regioni meridionali.

Il sud è privo di tante cose. Ma, la mancanza che si avverte di più riguarda una classe dirigente degna di essere definita, nelle sue componenti, uomini e donne.

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