L'arco di Ulisse
6 Luglio Lug 2018 1253 06 luglio 2018

Siamo razzisti? Helena Janeczek, vincitrice dello Strega, ce lo rivela.

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"Dalla mia protagonista ho imparato a vivere nel presente, ogni cosa che accadrà non potrà che trovarmi felice". Così, Helena Janeczek, vincitrice del premio Strega 2018, si apre alla platea. Il suo romanzo, "La ragazza con la Leica", edito da “Guanda”, che una volta tanto costringe i giganti dell’editoria a cedere il passo, racconta la sintomatica e avventurosa storia della fotografa Gerda Taro, la compagna di Robert Capa, uccisa durante la guerra civile spagnola. Nata a Monaco di Baviera, nel 1964, Helena è una scrittrice tedesca naturalizzata italiana.

Di lei colpisce il fatto che non è assolutamente una scrittrice “muta”, ossia disinteressata ed estranea, come molti scrittori e intellettuali, alla vita sociale della nazione, salvo pontificare per proprio tornaconto. E, dà l’impressione di essere in possesso di una capacità di pensare che potrebbe tornare utile al dibattito pubblico sulle questioni più spinose, dall’immigrazione ai fatti di cronaca quotidiana. I suoi interventi, mai assumono i toni della battaglia identitaria, tesa a rivendicare supposizioni personali e uno spirito individuale. La signora Janecek, parla in nome e per conto di un senso di giustezza che sembra appartenerle come gli occhi e i polpastrelli che battono sulla tastiera del computer. Das Volk, il popolo, non un pubblico, pare essere al centro della sua attenzione, e nella sua posizione di pensatrice e scrittrice cerca di esserne una interprete e, al contempo, una messaggera.

Un suo scritto su “Repubblica” ne illustra tutta la semplicità, la franchezza e la determinazione di donna risoluta e partecipe: “L’Italia, che un paese fortemente razzista non lo è mai stato, ne ha tuttavia sperimentato diverse ondate. Prima il razzismo interno contro i terroni, poi contro gli “slavi” e gli albanesi, infine con africani e extraeuropei poveri. Oggi però il rancore, la disillusione, l’assenza di futuro sono talmente forti che il risentimento contro i “negri” potrebbe non assorbirsi più nella lenta maniera fisiologica delle altre volte. Il nuovo governo ha bisogno degli stranieri parafulmine, anche se sono i compagni dei nostri figli che non conoscono nessun altro paese se non l’Italia.”

Ecco, al di là delle trame letterarie, o, forse, nella loro interiorità più significativa, finalmente una forgiatrice di parole, che dona il senso autentico della definizione di scrittore e scrittrice.

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