L'arco di Ulisse

7 Agosto Ago 2018 1631 07 agosto 2018

Dieci semplicissime cose che Salvini non potrebbe mai dire

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Chiunque si accinga a fare un’analisi qualitativa della comunicazione salviniana si scontra con la disarmante limitatezza concettuale del suo pensiero, che, in qualche modo, ha a che fare con la stretta esigenza di ridurre i contenuti a un linguaggio elementare, giammai semplice, necessariamente trito e naturalmente inelegante. Alla domanda “Ma, il nostro Ministro dell’Interno ci è, o ci fa?”, bisogna trovare una risposta che sta nel mezzo, a metà tra il personaggio culturalmente trascurato e l’agitatore di provincia, diventato repentinamente il principale punto di riferimento della nuova esasperante destra italiana.

La narrazione di Salvini si esaurisce in uno spazio stringato e fugace, incentrato intorno a una sillaba, generalmente un “sì”, o un “no”, a cui si aggiungono considerazioni secche, corte e apodittiche, evitando accuratamente dilatazioni tematiche che toglierebbero forza d’impatto alle brevità da illetterato. “No immigrati” e “Sì censimento rom” sono argomenti che non hanno travalicato i limiti dello slogan, restando ancorati a prese di posizione che non ammettono riflessioni di sorta, approfondimenti e confronti.

Nonostante una comunicazione tanto mutilata, pare che Salvini continui a far proseliti. Ciò che dice e la maniera con cui si esprime piace, dunque, a tanti. Ma, tutto quello che lui possa pensare, in campo politico e sociale, è facilmente intuibile, poiché egli ricalca, ormai, un cliché ben definito, che non si presta a interpretazioni complesse. Voglio, qui, concentrarmi, invece, sulle cose che egli non potrebbe mai dire e men che meno pensare. Un tentativo, invero, di valutare il “detto” ricorrendo all’ “inascoltato”, comparando ciò che viene urlato con il taciuto e stigmatizzare, infine la parola corta, violenta e prevaricatrice, ripetuta sistematicamente, riempiendo il vuoto teorico e speculativo che essa lascia in scia.

Ecco, pertanto, dieci cose semplicissime che, seppure espresse brevemente, il Ministro Salvini, premier de facto del nostro paese, non potrebbe mai dire per ragioni che paiono ovvie:

  1. La società multietnica e multiculturale è la naturale condizione in cui l’umanità progredisce; negarla e ostacolarla vuol dire snaturare il processo vitale della specie.
  2. Le differenze sono normali, i pregiudizi no.
  3. La politica è un concorso di idee, non di veti falsamente ideologici da apporre a tutti i costi.
  4. La rabbia nevrastenica e subculturale che ha portato a questo esecutivo funziona per la propaganda, non per governare.
  5. Non vi è cambiamento nel tentativo spasmodico di recuperare i dogmi di un passato disastroso che hanno segnato orribili pagine di storia.
  6. Il consenso popolare non stabilisce una superiorità politica, ma investe di responsabilità maggiori.
  7. Governare vuol dire agevolare l’umore della società, non di istigarla all’odio.
  8. Un aspirante premier deve scrollarsi di dosso il mantra della vulgata regionale che lo ha iniziato alla politica.
  9. Dove non c’è ragionamento lineare non può esserci politica.
  10. Nel rispetto delle diversità c’è tutta l’educazione di cui una società avrebbe bisogno per definirsi civile.

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