L'arco di Ulisse
15 Agosto Ago 2018 1427 15 agosto 2018

L'economia della sciagura

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Commentare il giorno dopo una tragedia evitabilissima diventa, in questo paese, l’immancabile campo di confronto politico, non la riflessione seria e dolorosa sulla perdita di vite umane, come nel caso del Ponte Morandi di Genova. Nessuno, o quasi, sui social e giornali, avverte la necessità di considerare il triste evento nella sua dimensione devastante di esistenze interrotte, angoscia e rammarico. Come se il dispiacere per un evento tanto triste non meritasse un tempo, sia pure breve, di assoluto silenzio, prima di lasciarsi andare a immediate considerazioni di sorta che dovrebbero essere comunque confortate da un’informazione corretta e toni pacati.

Pronti nel dare il via alla più dozzinale gara del ritrovamento del “colpevole”, ci si sbizzarrisce nella difesa della propria parte politica, oltraggiando quella contraria, in un esercizio tanto banale quanto volgare, teso a ricoprire un fatto tormentoso e una verità amara con le scemenze esemplari dell’interpretazione propagandistica di ogni cosa, finanche della morte di connazionali che avrebbero meritato di vivere in un Paese diverso. Sarebbe ora che tutti prendessimo coscienza del fatto che governare stupidamente, fare opposizione in maniera altrettanto scriteriata, perseverare nell’incuria dell’ambiente e delle opere, premiare le incompetenze a ogni livello può provocare non solo la nostra insoddisfazione e inconvenienza di cittadini, ma persino la nostra morte.

E, allora ci si chieda come possa rendersi possibile, con l’alta tecnologia digitale a disposizione, non riuscire a vedere l'interno di una struttura ingegneristica e valutarne la capacità di reggere il carico del transito. Come può verificarsi che i professionisti e gli esperti della società manutentrice non l’abbia utilizzata? Davvero si può risparmiare sulle risorse economiche da stanziare per la sicurezza del Paese? Si apprende da fonti certe e documentate che per anni il progetto della Gronda, una strada alternativa che sarebbe servita ad evitare di attraversare il ponte appena crollato, sia stato testardamente ostacolato, anche da chi, in questo momento, indica negli altri il colpevole della sciagura di Genova, le cui responsabilità, sia ben chiaro, appartengono in toto a una generale maniera, sballata e perversa, di intendere la politica, la Pubblica Amministrazione e il modo stesso di stare al mondo e guardare alla società civile.

A questo punto, mi permetto di porre all’attenzione di chi legge un grande ingegnere italiano, Amedeo Bordiga, uno dei fondatori del PCI, il quale sosteneva che “Il capitalismo moderno, avendo bisogno di consumatori per produrre sempre di più ha tutto l’interesse a inutilizzare i prodotti del lavoro morto (gli argini, i ponti, le dighe e via dicendo) per imporne la rinnovazione con lavoro vivo, il solo dal quale succhia i profitti. Ecco perché va a nozze quando la guerra viene ed ecco perché si è così bene allenato alla prassi della catastrofe”.

Esiste, dunque, un’economia della sciagura? Trovo che le parole di Bordiga spieghino alla perfezione il motivo della tanto invocata manutenzione del territorio, la mancata costruzione di opere con materiali solidi e tecniche sicure, i grandi affari in appalti in occasione di alluvioni e terremoti. Si tende, dunque, ad operazioni di breve-medio periodo e si tralasciano quelle di ciclo più lungo che sarebbero necessarie. Sono argomenti, signore e signori, che riflettono una realtà che è sotto i nostri occhi e che potrebbero essere osservati anche con le lenti di una visione ormai sicuramente “inattuale”, ma non priva di una certa pertinenza. Sarebbe orribile se qualcuno avesse atteso la ricostruzione del Ponte Morandi, ai fini di un profitto, contemplando il sacrificio di chi nel momento topico si fosse trovato a percorrerlo.

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