L'arco di Ulisse
20 Novembre Nov 2018 1850 20 novembre 2018

Leda, l'immondizia e la "terra dei cuori"

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Uno straordinario affresco dalla sensualità ricercata, che rivela un'iconografia molto esplicita, data da colori intensi, sopravvissuti alla devastazione delle eruzioni, a rivelare un'esecuzione artistica di grande effetto. L'ultima meraviglia di Pompei è una stupefacente scena erotica tra Leda, moglie di Tindaro e re di Sparta, e il cigno, sotto le cui spoglie si nasconde Zeus, voglioso della bella regina. Siamo nello scavo della Regio V, la porzione mai indagata della città, al centro di un entusiasmante intervento di ricerca che continua a regalare sorprese sensazionali.

L'opera, il cui modello di riferimento sembra essere particolarmente colto (la Leda del greco Timòteo, scultore del IV sec. a.C.), è affrescata sulla parete di una camera da letto appartenente a una domus affacciata sul lato orientale di via del Vesuvio. Le figure presentano fattezze che conservano l'eccezionalità della bellezza stilistica. La donna è appena coperta da un drappo dorato, a offrire una nudità idealmente contemplata dall'osservatore, che incontra lo sguardo di Leda, nella posizione di accogliere il cigno. La bella regina, ora, dovrà essere salvaguardata e, forse, rimossa dal luogo del ritrovamento per essere esposta altrove, dove il pubblico potrà ammirarla.

Ecco, in un paese con la tradizione storica e culturale come il nostro, oggi, tanta parte della popolazione dovrebbe parlare di questo favoloso ritrovamento archeologico, la cui notizia meriterebbe di occupare le prime pagine dei giornali e stare tra i principali titoli dei telegiornali, non fosse altro per l’interesse che l’affresco ha suscitato presso gli studiosi e gli appassionati di tutto il mondo. E, invece, anche a fronte di simili argomenti, a tenere banco è il falso teatro della politica, dove si allerta l'esercito per dichiarare guerra all'immondizia, tramutando, con un'ispirazione degna del miglior Gigi D'Alessio, la "terra dei fuochi" in "terra dei cuori".

La Campania, dunque, palco scenico di due eventi in contemporanea, uno squisitamente culturale, l'altro palesemente di facciata. Ma, l'attenzione maggiore ricade, una volta di più, sul segno subculturale di un andamento generale che relega allo sconforto la conoscenza e la speranza in essa contenuta. Povera patria. Così, per dire.

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