L'arco di Ulisse
27 Dicembre Dic 2018 1420 27 dicembre 2018

Fratelli di Koulibaly

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Che le differenze siano normali, mentre i pregiudizi, no, è un concetto che non riesce proprio a entrare nelle piccole menti di chi pratica il razzismo. Dal mondo del lavoro a quello politico, dal sociale, in ogni sua forma, allo sport: il tema è sempre quello, l’odio per il diverso, anche, o, forse, soprattutto, quando questi appare in una cornice di splendore che costringerebbe ad ammirarne le gesta e il talento se solo si seguisse un canone di giustezza ed estetica.

Succede, così, che Kalidou Koulibaly, senegalese, top player del Napoli e sontuoso difensore, dotato di una classe eccelsa, a cui fa da scudo una prorompente forza fisica, venga preso di mira da un consistente nucleo di tifosi interisti, che gli indirizzano vergognosi cori razzisti. Si rovescia, in questa indegna maniera, uno scenario meravigliosamente sportivo. Nessuna ammirazione e niente applausi al campione, ma ululati di scherno che definiscono l’identità culturale di chi li emette. Un gesto che appare mille volte più stupido e antisportivo, in quanto cade in contraddizione con l’attendibilità di un metodo di merito: la prestazione del “napoletano” Koulibaly sarebbe stata applaudita in qualsiasi stadio del mondo e da qualsiasi platea provvista di senso civile e sportivo. Ma, non a San Siro, la cosiddetta “Scala del Calcio”, in una città, Milano, che vanta primati circa la qualità della vita.

Ecco, nel razzismo scagliato addosso al campione senegalese vi è un segno sintomatico dell’Italia di oggi, refrattaria e insolente al valore, al merito, al talento in genere. Quel che potrebbe sembrare, da uno sguardo superficiale, un gesto da confinare agli orribili rituali del fenomenico tifo da stadio, è, in realtà, la versione più cruenta e tangibile di una subcultura che delinea gli atteggiamenti in ogni dove, modellando parametri di comportamento che valgono a qualificare un andamento generale. L’intero paese, per meglio dire, potrebbe idealmente rappresentare un immenso stadio dove si rende lecito urlare di tutto, in barba a ogni valore di dignità.

Per fortuna, è sempre la giocata del campione a relegare la mediocrità nel suo recinto di competenza, regalando perle di saggezza ben al di fuori del campo di calcio: “Fiero del colore della mia pelle. Orgoglioso di essere francese, senegalese, napoletano: uomo” - dice il fuoriclasse, Kalidou Koulibaly. E, tanti di noi gli riservano uno scrosciante applauso, per l’ennesima “chiusura”, effettuata da par suo.

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