Largo ai vecchi
30 Gennaio Gen 2018 1148 30 gennaio 2018

Elezioni che passione

  • ...

Le presentazioni delle liste per le elezioni politiche si sono finalmente concluse in un clima di calcio mercato che ha raggiunto vertici di umorismo involontario. Forse il massimo è stato raggiungo nella presentazione dei candidati dei Cinquestelle dove il “capo politico” Di Maio, felice come una Pasqua, presentava tra i suoi candidati l'ammiraglio Rinaldo Veri figura che avrebbe dovuto dare credibilità alle liste grilline. Ahimè la credibilità è durata solo 40 minuti perché prima della fine della cerimonia si è appreso che l'ammiraglio Veri era anche nello stesso tempo consigliere comunale per il PD a Ortona.

Episodi di questo genere si sono ripetuti un po ovunque nelle varie liste ma, sopratutto, si è assistito al fatto che la compilazione delle liste in tutti i partiti è stata fatta alla stessa maniera: piccoli gruppi di notabili capitanati dal segretario che sceglievano ed escludevano secondo i loro gusti e preferenze. Come del resto avveniva un tempo e come sempre avverrà perché gli elettori votano, come è giusto, quello che gli si propone. I partiti, previsti dalla Costituzione, hanno un'organizzazione che dovrebbe avere la capacità di valutare e di scegliere se, come accade ai giorni nostri in Italia, i partiti sono strutture al loro interno non democratiche e, sopratutto, volutamente non organizzate, seguono le indicazioni di pochi capi popolo che si collocano alla loro testa e mettono in campo una folla imprecisata e ambiziosa di cittadini che ritengono di essere popolo.

In tempi non lontani i partiti avevano appunto il compito di selezionare la classe dirigente a partire da un'ideologia politica che rappresentava la prima connessione civile con la società. Sono stati demonizzati, si sono trasformati in organizzazioni più o meno personali, le lotte al loro interno hanno assunto carattere individuale e non c'è da stupirsi se gli eletti seguano poi i loro personali interessi piuttosto che una precisa idea politica: cambiano partito anche più di una volta nel corso della legislatura ma ne hanno il diritto perché non c'è un riferimento culturale e ideologico con il quale poterli confrontare. I grillini, che appunto non hanno alcuna ideologia, per evitare questi cambiamenti di casacca, numerosi nel loro campo, hanno escogitato di far pagare una multa molto significativa ai “traditori”. E' contro la Costituzione e concretamente non potrà mai essere applicata.

Tutto questo per dire che andiamo incontro a delle elezioni dove voteremo con serenità e coraggio senza sapere dove esattamente andrà a finire il nostro voto ma, per le persone anziane come me, vale la pazienza.

Correlati