Largo ai vecchi

19 Aprile Apr 2018 1137 19 aprile 2018

La vita è bella, i conti non tornano: da Flaubert a Di Maio

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Jean Paul Sartre ha dedicato gran parte della sua vita al tentativo di screditare la struttura familiare borghese attraverso l'analisi di un suo prodotto prestigioso quale lo scrittore Gustave Flaubert famoso autore di Madame Bovary. Il libro, incompiuto, col quale tenta questa operazione è “L'idiot de famille” dove si rappresenta la sostanziale imbecillità del giovane borghese nascosta dietro l'educazione classista e capitalistica. Sartre, come si diceva, non è riuscito completamente nell'intento sia per il fallimento delle teorie marxiste sulle quali si fondava sia perché non ha trovato all'epoca personaggi identificativi di quello che voleva spiegare: oggi, in Italia, egli avrebbe Luigi di Maio come perfetta espressione del “giovane idiota borghese”.

Peccato per il filosofo francese ma adesso ce lo dobbiamo godere noi questo “Flaubert per i poveri” che ci arriva da tutte le pagine dei giornali sempre nel suo inappuntabile cattivo gusto e con le stesse ripetute parole dettategli dal comico in pensione che lo ha portato al successo.

Sembra, dico sembra, che a queste flaubertiane suggestioni sia sensibile il PD o perlomeno una parte del PD: quella parte che magari sui settimanali femminili accanto all'illustrazione della figura femminista di Simone de Beauvoir abbiamo trovato brevemente qualche indicazione anche relativa al suo compagno Jean Paul. Il Presidente della Repubblica non sappiamo se sia stato, perlomeno in gioventù, un lettore di Madame Bovary ma certamente, dai modi che esso correttamente rappresenta, è espressione di quell'educazione e di quella cultura che non può dirsi né post romantica né futurista ma pericolosa nella sua essenza come dimostrano i tempi moderni, non la rivista di Sartre ma le cronache dei giornali e, peggio, la classe dirigente internazionale. Particolarmente, per il mio rammarico, quella anglosassone.

Finiti così male: chi se lo immaginava? Ma, niente paura, recupereremo dalle fauci ottuagenarie degli ex parlamentari forse 30 milioni dei loro vitalizzi che ci serviranno per pagare, parzialmente s'intende, i 38 miliardi di reddito di cittadinanza: una cosa che piacerebbe a Flaubert e forse anche a Sartre.

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