Largo ai vecchi
28 Settembre Set 2018 1115 28 settembre 2018

Tria è forse il La Malfa di domani?

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Questa mattina in un lungo articolo di fondo del Corriere della Sera Paolo Mieli ha rievocato la storia del deficit finanziario del nostro Paese fino ad oggi e dei tentativi, da parte di tutti i governi, di rallentarne la crescita se non addirittura di bloccarlo. Questa palla di cannone attaccata alle nostre caviglie ci costringe a una politica molto attenta dal punto di vista finanziario soprattutto in relazione ai rapporti con i mercati internazionali e la fiducia che questi possono avere per noi: se manca la fiducia degli investirori stranieri i tassi del nostro debito pubblico salgono e ci tolgono la possibilità di investimenti, senza investimenti il sistema economico non si sviluppa e, soprattutto nelle zone più depresse del Paese, si allarga l'area della povertà talvolta assoluta.

Gigino di Maio dal balcone di Palazzo Chigi felice e sorridente, circondato dai suoi fedelissimi, ha fatto ai militanti grillini convenuti con le bandiere il segno della vittoria perchè era riuscito, insieme a Salvini, a imporre uno sfondamento del debito/Pil del 2,4% cioè circa 27 miliardi in più. Di questi 27, 4 sono già spariti nel gorgo degli interessi dei primi trimestri, altri ne spariranno ancora nell'ultimo trimestre e poi, non ne parliamo, nel 2019. Quanto rimane sarà utilizzato per impedire l'aumento dell'Iva anche se si delineano ulteriori pasticci di Iva variata secondo i generi, il resto del denaro, preso a debito si ricordi, sarà utilizzato per interventi di spesa corrente previsti nel programma dei due partiti di governo: flat tax e reddito di cittadinanza. Non basteranno neppure per iniziare.

Resisteva, imperfetto passato, il ministro Tria che Mieli paragona nel suo ruolo a Ugo La Malfa ma, dico io, con una piccola differenza per quello che l'ho conosciuto, La Malfa si sarebbe dimesso immediatamente anche perchè mancano nel Def investimenti pubblici, i soli capaci di risuscitare, soprattutto nelle zone povere, lavoro e posti di lavoro.

Da quello che si apprende questa mattina alle prime ore i mercati hanno reagito malamente alla vittoria di Gigino e le banche e le compagnie di assicurazioni che sono zeppe di titoli pubblici soffrono particolarmente. È difficile spiegare a Gigino e ai suoi il ruolo delle banche e del sistema finanziario nell'economia di un Paese moderno, essi pensano, come nella Bibbia, che prestare denaro sia un peccato e che un'economia dove la finanza ha l'enorme spazio che oggi ha sia viziata da un sistema oppressivo, gestito da pochi, e che sfrutta i molti. In realtà nel mondo moderno i risparmi che garantiscono le pensioni e il benessere dei cittadini meno abbienti stanno nei mercati in quantità molto maggiore dei capitali speculativi: gli interessi dei semplici cittadini sono legati sempre di più a una circolazione globale del denaro nei mercati possibilmente senza alterazioni dovute alla cattiva amministrazione di aziende private ma anche di stati.

Vedremo come andrà a finire tutto questo ma il vecchio La Malfa avrebbe già, su questa manovra, lanciato i suoi strali più feroci, il ministro Tria sembra essere stato trattenuto dall'intervento del Presidente della Repubblica. È possibile ma in genere si riesce a trattenere chi non vuole andarsene.

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