Largo ai vecchi
18 Dicembre Dic 2018 1230 18 dicembre 2018

Perón e D'Alema a confronto

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Alla fine della settimana scorsa si è destato finalmente il grande leone della sinistra. Parlo di Massimo D'Alema con la sua Fondazione Italianieuropei: la sua tesi è quella, del tutto condivisibile, di una crisi politica ed economica mondiale indotta dalla globalizzazione che naturalmente su paesi particolarmente disorganizzati come l'Italia, e questo lo faceva molto ridere, ha effetti più gravi che altrove. Occorre poi, secondo D'Alema, recuperare una politica di sinistra che preveda l'intervento dello Stato, più o meno come in Cina da cui era tornato da poco, e stabilire dei contatti con i 5stelle che si sono portati via circa 2 milioni di elettori del PD. Tutto questo detto, ovviamente, molto meglio di quanto sono riuscito a sintetizzare io tenuto conto che siamo in presenza di un uomo molto intelligente anche se animato da odi terribili verso quelli che potrebbero essere i suoi compagni di strada.

L'idea secondo D'Alema è che fino ad ora tutti i governi occidentali hanno praticato una politica liberista (credo pensasse al liberismo secondo Einaudi e non secondo Croce) che ha creato sacche di povertà e insoddisfazione non più tra gli operai di antica storia leninista ma nel medio ceto e naturalmente rideva sadicamente pensando ai gilet gialli.

Ovviamente, come ho già detto, si tratta di uno dei pochi che pensano ma non è detto che chi pensa pensi sempre giusto e, soprattutto, non pensi ai propri interessi incrociati con teorie socio politiche significative ma già esplorate. Noi sappiamo, per esempio, che la soluzione dei nostri mali non è l'assistenzialismo caritatevole ma il lavoro. Dunque fare anche debiti da parte dello Stato ma per produrre, per far lavorare i cittadini e creare condizioni per cui anche i privati poi siano sospinti verso iniziative produttive.

L'enorme fuga di capitali che si è verificata recentemente dal nostro Paese, le soluzioni clientelari e improduttive che sono state avanzate dal governo così detto del cambiamento, in altre parole la propaganda sostituita alla politica ci ha portato a una situazione sud americana, più precisamente argentina, cosicché le proposte di D'Alema avranno un contenuto più peronista che keinesiano perché su quel terreno egli potrà costruire il rapporto con i grillini che sono la vera espressione peronista nella nostra vita politica e per questo, come mi è già capitato di dire, più pericolosi degli stessi leghisti che sono violenti al confine col fascismo ma a contatto con una base che rappresenta ancora un tessuto operoso e produttivo dell'Italia.

Ancora una volta non ci resta che sperare nell'aiuto dell'Europa, molto incasinata in Francia e in Inghilterra, e sperare di non finire tra le braccia di Trump anche a mezzo di un governo D'Alema – Fico, naturalmente appoggiato da Putin.

Bisognerebbe capire, in questi tempi peronisti, chi è Evita: forse è la sottosegretaria Castelli quella che “lo dice lei” se le si citano dei dati statistici consolidati, oppure, non si può escluderlo, travestito da uomo, uno dei ministri non Toninelli ma pare ce ne siano altri. Insomma è urgente, trovare un mito possibilmente femminile, da congiungere al nostro D'Alema per portarlo alla popolarità e al recupero di questi benedetti voti grillini visto ahimè che Grillo non fa più ridere.

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