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18 Marzo Mar 2018 1752 18 marzo 2018

Pontificatori e Padri nobili

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Tutti pronti a puntare il dito, tutti con in tasca la ricetta perfetta. Eppure, ad ascoltarli sembra quasi che si scopra l’acqua calda.

Un teatrino, a volte di cattivo gusto, iniziato già durante l’ultima campagna elettorale. Proprio nella fase più delicata, quella finale, non sono mancati né i giudizi né le sentenze dei grandi padri della sinistra. E così da Napolitano, a Prodi e Veltroni tutti a mettere in un angolo Renzi e a esaltare le doti di Gentiloni. Pensavano di salvare il partito, perché che Renzi non stesse simpatico a molti era cosa saputa, peccato che se tiri la corda e attacchi il segretario di un partito, è facile che lo affossi.

Un harakiri senza senso molto tipico della sinistra quanto inutile. Un leader non lo crei in campagna elettorale. Prodi a Bologna dà indicazione di voto per la lista Insieme, che poi non si può certo dire abbia avuto un grande appeal sugli elettori non arrivando neppure all’1 per cento. La vecchia scuola Ulivo non funziona. Sono i voti a dirlo. E ora che il Pd ha preso la batosta della vita, eccoli ancora pronti a pontificare.

L’ultima uscita quella di Veltroni sul Corriere: “La sinistra ha perso il rapporto con il popolo, stia dove c’è il disagio”… “Si riaprano i circoli chiusi”…”Con Berlinguer milioni si ritrovavano”. Ciusca: idee nuove e risolutive! L’ennesima scoperta dell’acqua calda. Dall’altronde, parliamo dello stesso Veltroni che nel 2008 portò il Pd alla sconfitta contro Berlusconi. Nessuno di questi padri nobili fa, però, un’analisi delle motivazioni di questa debacle elettorale.

Il processo che ha portato all’attuale risultato elettorale è in corso da tempo, pare che però la sinistra non solo lo abbia sottovalutato, ma proprio non lo comprenda. Leader che sembrano vivere in un mondo tutto loro, lontano anni luce dalla gente e dai loro bisogni. Che la sinistra ami farsi del male è cosa nota, Tafazzi è sempre in auge, il rischio è che a fare un’analisi seria c’è da avere davvero paura e, forse, non si ha neppure il coraggio di farla.

Di Roberto Caputo

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