Mens sana Polis sana

26 Giugno Giu 2018 1251 26 giugno 2018

La sinistra: Do You Remember?

  • ...

Dei padri fondatori è rimasto ben poco, se non la nostalgia, lo stesso vale del sogno Ulivo. Il linguaggio, i concetti, gli strumenti per fare politica sono cambiati. Il rapporto con gli elettori non è più contenuto nell’alveo dei circoli. Di momenti interni di dialogo non è più tempo. Il confronto con i cittadini è diretto, immediato, volubile, forse a volte di pancia. Si è invertito il rapporto tra cittadini e politica. La sinistra oggi perde. Inesorabile. Il 4 dicembre 2016 si è staccato il primo masso che ha dato origine alla valanga. Si è rotto il rapporto di fiducia tra partito ed elettore. Poi, il 4 marzo del 2018; ancora. Due momenti cruciali dai quali non è scaturita nessuna analisi, ma solo una bagarre interna poco avvincente che ha portato ancora più distanza. Oggi, il risultato delle ultime amministrative è l’ennesimo schiaffo a quello che rimane della sinistra. Tutto ciò è la conseguenza dello scontro continuo e sterile tra componenti. Dalla fusione a freddo tra Ds e Margherita è cambiato il mondo, ma non la sostanza di un partito che, dall’origine, è sempre stato composta da correnti, a volte rigagnoli. Componenti, checché se ne dica, spesso agguerrite e legate a ripercorrere storie e diffidenze tipiche dei partiti fondatori. La proposta, oggi, resta solo quella di un grande assemblement che punta ad unire tutti contro l’uomo nero. Per un periodo è stato Berlusconi, oggi è Salvini anche se con differenze notevoli. Non si capisce, però, quali siano i valori collanti, in una sorta di macedonia che per piacere a tutti finisce per non piacere a nessuno. Anche la proposta di Calenda di un fronte repubblicano puzza di vecchio se non di antico. Sembra di ritornare alla Guerra civile spagnola, o al fronte popolare delle elezioni del ’48 in Italia. E anche qui di sconfitte si parla. C’è un popolo attivo, totalmente abbandonato, in balia dei colpi di coda di Lega e Cinque Stelle, lontano anni luce da una sinistra che, per ironia della sorte, si è ridotta sempre più alle mura di Milano e ai salotti bene. Facile fare i terzomondisti quando si ha casa in pieno centro. Facile parlare solo alle associazioni di area e agli iscritti, che oggi contano un’età media sempre più alta. Di fronte a ciò che sta succedendo, la rottamazione tanto ispirata da Renzi è ormai anacronistica, bisognerebbe aver il coraggio di rovesciare il tavolo. Di capire chi si vuole essere e dove si vuole andare. Il sole dell’avvenire non brilla più, siamo più a un tramonto e servirebbe una nuova alba.

Correlati