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12 Dicembre Dic 2018 2343 12 dicembre 2018

L'altra Italia che non c'era alla prima della Scala

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Il 7 dicembre la prima della Scala rappresenta un evento mondiale, non solo milanese o italiano. La risonanza è enorme e proprio per questo è un segnale non solo di altissimo livello culturale, ma anche politico. Al di là degli amanti della lirica e dei melomani puri, quello che spesso conta non è la qualità della rappresentazione e la bravura del maestro, del regista e dei cantanti, ma chi è presente. I tantissimi applausi che hanno omaggiato il Presidente della Repubblica sono stati un messaggio forte. Un messaggio altamente istituzionale, che è stato letto da molti come un dissenso nei confronti del Governo. Poi si è potuto notare che tutta la finanza e tutta l'industria, insomma quelli che "contano" hanno manifestamente presidiato il teatro. I grillini hanno parlato di un'elite lontana dal Paese. In effetti, al di là della scontata rabbiosa demagogia del M5S, l'altra Italia non c'era. I sei milioni di poveri, le migliaia di disoccupati, i giovani prigionieri nella riserva indiana della scuola, la piccola e media borghesia in forte difficoltà economica o le giovani coppie che hanno paura a fare figli, tutti questi non si sono presentati a vedere Attila. Perchè per loro Attila è la quotidianeità dei molti problemi da affrontare. Un Palazzo chiuso queste cose non le vede. E il rancore può traboccare. Proprio per questo le porte e le finestre vanno aperte.

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