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4 Marzo Mar 2019 2028 04 marzo 2019

Con Zingaretti ritorna la "ditta"

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I depositari del corpaccione della vecchia "ditta" comunista con una spruzzata di panna democristiana, terrorizzati dalla possibilità di essere spazzati via dallo scenario politico italiano, abbandonati i rancori e le divisioni storiche, hanno scelto il figiccino Zingaretti per salvare la barca. Tutti a remare con vigore, dai cosiddetti padri nobili ai fuoriusciti, unendo addirittura una parte consistente di coloro che erano saliti sul carro renziano. Tutti pronti a ridare voce ad una sinistra-sinistra in grado di inventare una dura opposizione al governo gialloverde. Che Zingaretti vincesse facile era questione risaputa. Anche gli allibratori inglesi, sempre molto attenti, lo davano super favorito. In questi mesi, Martina ha dimostrato una leadership debole e, negli ultimi giorni, ha perso anche l’alleanza con Richetti. L’ex radicale Giachetti ha raccolto gli ultimi giapponesi renziani pronti a combattere a mani nude, mentre il loro capo si è isolato a scrivere libri. Ed ora che succederà? I molti iscritti che hanno resistito alla trasformazione da PCI a PDS A DS a PD e che già avevano mal digerito Renzi si sentiranno forti e rimpingueranno le loro fila con coloro che hanno dato vita ad un altro partito a sinistra, finito male elettoralmente. La storia parla chiaro: prima dell'arrivo di Craxi gli italiani votavano comunista e democristiano, non socialista. Con Zingaretti, il PD diventerà un bel partito di opposizione, duro e puro come ai vecchi tempi, forse con un buon successo elettorale. Avendo un occhio strabico rivolto ai grillini. Nel caso il M5S perdesse ancora consensi, il PD potrebbe dare vita ad una nuova maggioranza, magari con Fico presidente del Consiglio; questa forse però è fantapolitica. Ma certo è che se ci fosse un partito liberaldemocratico laico riformista farebbe il pieno di voti. Ma non c'è. E le elezioni europee sono dietro l’angolo.

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