MissCoccia
28 Agosto Ago 2018 1532 28 agosto 2018

Crollo del Ponte Morandi, crollo di un sistema in un Paese di ignoranti

  • ...

Il crollo del ponte Morandi ha lasciato tutti increduli e sgomenti.

Mentre ancora la pioggia batteva forte sull’asfalto e i pompieri non smettevano di cercare disperatamente respiri e corpi sotto le macerie, i professori si impegnavano in tempestive ricostruzioni tecniche delle ragioni per cui si sarebbe trattato di tragedia annunciata, mentre il popolo di internet si affrettava a evidenziare le “responsabilità” dei pentastellati che per anni hanno sostenuto i Comitati No Gronda ritenendo che il ponte avrebbe potuto “stare su altri cento anni” a fronte di una manutenzione ordinaria con costi standard.

Come sempre accade sono tutti alla ricerca del colpevole e mentre Salvini, nel tentativo di un banale depistaggio, festeggia nel messinese il respingimento di altri immigrati, il Governo comunica l’intenzione di revocare le concessioni ad Autostrade, causa i lunghi tempi della giustizia, affermazione che disorienta se si pensa che a pronunciarla è un avvocato a capo del Governo.

Tutti si proclamano indignati per questo Governo del Vaffa Day, senza né arte né parte, impegnato tutto il tempo nel cancellare le tracce da internet delle proprie contraddizioni o delle imbarazzanti dichiarazioni del metodo Taverna suggerito dalla senatrice per debellare le malattie esantematiche.

Ma d’altronde, così come Paola Taverna non è laureata in medicina (per la verità non lo era neanche Lorenzin), neanche Danilo Toninelli è laureato in ingegneria, perché laureatosi in giurisprudenza (senza mai esercitare) è stato prima Ufficiale di Complemento dell’Arma dei Carabinieri e poi impiegato per una compagnia assicurativa.

Scorrendo il suo CV reperibile on-line (https://rousseau.movimento5stelle.it/candidati/danilo_toninelli.html) ci si imbatte, dopo l’impegno e l’esperienza politica del Ministro, nelle sue “Competenze Sociali” che spaziano dal sistema valoriale di riferimento - onestà, affidabilità e non prevaricazione - agli interessi personali per la lettura e lo sport.

Quando siamo passati da un sistema basato sull’iperspecializzazione nel quale niente contava se non un master svolto nelle più blasonate università del mondo, alle competenze sociali come unica voce di un CV?

Tutti si indignano. Sono tutti irritati dal Governo degli “inesperti”, perché non sanno quello che fanno né quello che dicono, ma in realtà sono ormai decenni che le competenze tecniche sono considerate non indispensabili dai più e noiose da tutti gli altri, forse anche grazie al contributo del Governo Monti.
Chi studia e conosce è considerato socialmente un arrogante. Nell’immaginario collettivo il colto è un provocatore e l’intellettuale un radical chic, tendenzialmente un antipatico. Con una netta differenza a favore della persona di media cultura, per cui tutti provano simpatia e immedesimazione, anche per le soluzioni, spesso ardite, che individua per risolvere i problemi della vita.

Nel mondo del lavoro, dopo una Generazione X che si è dovuta spaccare la schiena sui libri per collezionare titoli di studio e lingue da parlare, ai Millenials le aziende chiedono per lo più lo sviluppo di competenze diverse da quelle tecniche, ormai snobbate a favore di quelle emotive. Le imprecisate soft skills, quelle competenze cioè che non sono specifiche rispetto a un ruolo e che sostanzialmente sono caratteristiche della personalità come le qualità e gli atteggiamenti individuali, le abilità sociali e comunicative.

Alla classe dirigente di oggi - e a quella del futuro - non è richiesto di possedere competenze tecniche eccellenti per svolgere un ruolo, ma di conoscere e controllare sé stessi e di capire e conquistare gli altri, di essere cioè dotati della cosiddetta competenza emotiva.
Ma dalla dotta definizione che hanno teorizzato gli americani della Emotional Intelligence, o EQ per distinguerla dall’IQ razionale, si è passati alla domestica applicazione pratica che ne hanno fatto gli italiani che dagli anni ’80 ad oggi ha spaziato dalla simpatia alla compiacenza, fino ad arrivare alla sua totale distorsione che nei più giovani, con la complicità di adulti impreparati, ha generato la convinzione che per ottenere successi professionali sia sufficiente essere popolari.

E così siamo passati da successi professionali basati su risultati misurabili e unanimemente apprezzabili, ai successi professionali basati sulla popolarità. E non serve più essere competenti per poter accedere a ruoli apicali, perché basta aver imparato a memoria qualche slogan d’effetto letto su Wikipedia e avere tanti followers, per maturare solide ambizioni di carriera.

Tutto è accessibile a tutti. Prima dei ponti, sono crollati i punti di riferimento, in quest’epoca in cui la formazione non passa più per l’apprendimento sui libri di testo, ma attraverso l’imitazione di chi sa sorridere meglio on-line e così può accadere che le posizioni di una signora che ha svolto funzioni di segreteria in un laboratorio di analisi cliniche, come la Vicepresidente del Senato Taverna, prevalgano e siano più popolari di quelle dell’Ordine dei Medici e gli impiegati zittiscano gli ingegneri.

Correlati