Missioni all'italiana

18 Novembre Nov 2017 1440 18 novembre 2017

Allarme rientro dei foreign fighters

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L’Isis perde terreno e territori mentre molti foreign fighters stanno facendo ritorno nei propri Paesi. Il primo ad essere preoccupato è il capo di stato maggiore dell’esercito francese, il generale Jean-Pierre Bosser che ha sollecitato più volte i servizi di intelligence a lavorare duramente per individuare in modo piuttosto preciso questi soggetti. In Germania invece il timore è legato anche ai figli dei combattenti jihadisti ovvero una nuova generazione di radicalizzati nati in seno al presunto Stato Islamico e ora pronti a crescere in Europa. L’allarme principale arriva però dai Balcani. Il segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock, ha denunciato durante la sua visita a Sarajevo che la sconfitta dello Stato islamico provocherà il ritorno in Europa e in Bosnia di un certo numero di combattenti dell’Isis. Il ministro bosniaco per la Sicurezza, Dragan Mektic, ha confermato il pericolo e annunciato una più stretta cooperazione con l’Interpol. Secondo le agenzie di intelligence internazionali, dal 2012 circa 200 estremisti hanno viaggiato dalla Bosnia verso Siria e Iraq, unendosi a gruppi jihadisti, fra cui lo Stato islamico e il Frontre al-Nusra. Un giornalista del Guardian, Martin Chulov, ha scritto, citando alcune sue fonti, che parecchie decine di ex combattenti dello Stato Islamico sono riusciti a superare il confine con la Turchia, a nord della provincia di Idlib, pagando circa 2000 dollari ciascuno ai trafficanti locali. Si stima che il numero di foreign fighters aventi per origine un paese membro dell’Unione europea potrebbe aggirarsi intorno alle 5.000 unità. Una fetta consistente del flusso europeo proviene da questi quattro stati, ossia Francia (circa 1.900 unità), Germania (oltre 900), Regno Unito (circa 850) e Belgio (circa 480 unità). Nel 2012 Europol aveva espresso i propri timori riguardo al fenomeno dei foreign fighters jihadisti, in particolare per quanto concerne il cosiddetto “effetto blowback” cioè l’eventualità che i mujahidin possano beneficiare dell’addestramento, dell’esperienza, delle conoscenze e dei contatti acquisiti al fronte per sferrare attacchi in Europa così come riportato da un dossier dell’Ispi. Di sicuro molti foreign fighters sopravvissuti alle ostilità faranno ritorno nei loro paesi di origine mentre altri continueranno ad alimentare il fuoco jihadista in altri territori dove si combatte in nome del jihad vedi Libia o Yemen. Diversa la situazione per chi farà ritorno in Occidente dove l’aspetto psicologico potrà giocare brutti scherzi tra quelli disillusi e inattivi e tra quelli non disillusi e pronti a colpire corroborando il fenomeno dei lupi solitari.

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