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22 Settembre Set 2018 1940 22 settembre 2018

Legittima difesa, il penalista Parrotta: "La norma è già riformata, ma è ancora perfettibile"

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Alessandro Parrotta è avvocato penalista del Foro di Torino, tra le numerose attività accademiche è docente presso la Scuola Economico - Finanziaria della Guardia di Finanza di Ostia e presso la Scuola Allievi Carabinieri di Torino. Titolare del corso di insegnamento in Diritto della Cooperazione Internazionale presso l’Università eCampus. È relatore in Master e Convegni giuridici, nonché autore di numerosi volumi specialistici.

Perché è urgente riformare l’articolo che regola la legittima difesa? Quali sono le attuali criticità?
La legittima difesa è stata già riformata. Tuttavia l’intervento legislativo è ancora perfettibile. Difatti, i presupposti sono attualmente costituiti da un lato dall’insorgenza di un pericolo e, dall’altro, da una reazione difensiva, azione - quest’ultima -compiuta per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui, contro quel pericolo attuale che porta in sè l’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
L’offesa ingiusta è quella che, se non neutralizzata tempestivamente, può ledere l’aggredito.
Più complicato è, ora, valutare la reazione difensiva; infatti, in questo senso, il soggetto, difendendosi, deve rispettare il limite della proporzionalità tra la difesa stessa e l’offesa subita, razionalmente indagando su cosa fare e come muoversi, avanti al pericolo. In più l’elemento della sua attualità costituisce il tratto caratteristico essenziale della legittima difesa, che la distingue, sia dalla difesa preventiva, diretta ad evitare esclusivamente le cause dell’azione illecita o dannosa, sia dalla vendetta privata; pertanto per noi penalisti, “pericolo attuale” è un pericolo presente, in atto, in corso, incombente, con esclusione, cioè, del pericolo già esauritosi e di quello ancora da verificarsi.
Non agevole.

Perché è necessaria secondo lei una proporzione rispetto all'offesa? Cosa vuol dire che ora il peso è tutto sulle spalle dei giudici?
Abbiamo detto che è assai complicato valutare la reazione difensiva; infatti, in questo senso, il soggetto, difendendosi, magari assonnato perché colto nottetempo, forse agitato, spaventato, comunque alterato dal timore dell’offesa ingiusta deve razionalmente decidere cosa fare.
Proprio su questo punto trovano spazio i dibattiti sulla proporzionalità.
In questi casi la valutazione della proporzionalità è rimessa al giudice, che potrà esaminare, soppesando, la configurazione del delitto di eccesso colposo. Nel processo il Giudicante dovrà tener conto dell’esistenza di un pericolo attuale o di un’offesa ingiusta ed ex ante porsi mentalmente nella vicenda, scandagliando la rosa di mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso, nonchè del bilanciamento tra l’importanza del bene messo a rischio dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.
Forse dei parametri più oggettivi e meno filosofici faciliterebbero il lavoro giudiziario, pur ritenendo che la difesa, per definizione, è sempre legittima fossaltro perché chi entra a casa altrui illecitamente, con coscienza e volontà, si assume il rischio di trovarsi in situazioni non semplici.

Quali proposte farebbe al ministro Bonafede, da penalista, per migliorare la legge?
Per ora mi limiterei a suggerire di riprendere le audizioni tecniche del 2016 e in particolare la relazione della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, presentata il 3 marzo 2016. Lì si legge che la Commissione esprimeva parere favorevole, osservando, però, che “appare opportuno valutare se chiarire meglio il riferimento ai «limiti imposti» contenuto nel testo alla luce dei princìpi costituzionali di tassatività e determinatezza della fattispecie”.
Nel corso delle audizioni che furono effettuate, il noto collega penalista professor Tullio Padovani ha evidenziato che “l'errore [delle proposte di legge all'esame della Commissione] consiste nel guardare alla difesa legittima come se l'ambito della tutela possibile si esaurisse nell'articolo 52, ma non è così, perché esiste l'eccesso dai limiti della difesa, esiste l'errore sulla difesa, esistono situazioni soggettive (cfr. articolo 55 e articolo 59, quarto comma, c.p.) in funzione delle quali si può delineare un ambito di non punibilità ulteriore, ma su un piano di colpevolezza, non più della tutela oggettiva, dell'antigiuridicità”.
Obiettivamente questi correttivi sterilizzerebbero il cd. effetto Far West.
A questo aggiungerei uno sguardo ai principi UE, alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, art. 2, per il quale la morte non si considera cagionata in violazione di questo articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: a) per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale; b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione. Ineccepibile, chiaro e oltremodo semplice. Un modello sicuramente da non sottovalutare.

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