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10 Ottobre Ott 2018 1206 10 ottobre 2018

Decreto Sicurezza e immigrazione, Parrotta: "Molto rumore per nulla, richiamo superfluo alla Costituzione"

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Il decreto Sicurezza del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, era destinato a creare 'rumore' nella società civile e nel dibattito politico. E così è stato. Prova ne è l'opinione dell'avvocato penalista presso il foro di Torino, Alessandro Parrotta, professore di Diritto della cooperazione internazionale presso l’Università eCampus.

Cosa realmente prevede il decreto sicurezza?

Giuridicamente, diritto alla mano, senza dietrologie e strumentalizzazioni, che non ci competono. Un "nuovo" diritto d'asilo”, che non necessariamente va demonizzato.

Quali sono le misure più rilevanti del decreto sicurezza?

Contrastare più efficacemente l'immigrazione illegale garantendo l'effettività dell'esecuzione dei provvedimenti di espulsione; disciplinare i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari e definire nuove regole in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell'accertamento della commissione di gravi reati; scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale e razionalizzare il ricorso al Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati.

Con quali mezzi opera il decreto?

Attraverso la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo; rafforzando i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata di tipo mafioso, a migliorare il circuito informativo tra le Forze di polizia e l'Autorità giudiziaria e pervenire e contrastare le infiltrazioni criminali negli enti locali e introducendo strumenti finalizzati a migliorare l'efficienza e la funzionalità dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, anche attraverso il rafforzamento della sua organizzazione.

E sul diritto di asilo? Cosa cambia?

Per quanto riguarda il tanto discusso diritto d'asilo, l'art. 12 del decreto apporta alcune modifiche alla normativa attuale; in particolare, d'ora in avanti, saranno esclusivamente sei le fattispecie che renderanno possibile l'ingresso nel nostro paese, tramite permessi di soggiorno temporanei, per motivi umanitari, ovvero: essere vittima di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità, cure mediche, atti di particolare valore civile.

Quando non sarà possibile fare domanda di asilo?

Lo stop alla domanda ci sarà in caso di presenza di una condizione di pericolosità sociale o condanna in primo grado. In particolare, in attuazione del nuovo provvedimento governativo, i richiedenti asilo, qualora verranno arrestati per alcune tipologie di reato, quali violenza sessuale, produzione o spaccio di stupefacenti, rapina o estorsione, furto e violenza o minaccia a pubblico ufficiale, rischieranno l'espulsione nonostante la qualifica giuridica di "rifugiato". Dove sta l'orrore?

Quali organismi dovranno vigilare?

Operativamente il soggetto sarà monitorato all'interno di un CPR (centro permanenza per i rimpatri), ove inizierà la procedura di espulsione. Tale permesso di soggiorno temporaneo sarà sottoposto ad esami a cadenza regolare e decadrà nel caso venissero meno i presupposti di partenza. Viene, quindi, eliminato l'attuale esercizio discrezionale nella concessione della tutela umanitaria, con l'introduzione di una tipizzazione dei casi di tutela, con precisi requisiti per i soggetti interessati. Un atto di "civilta' giuridica", che ci pone avanti nel panorama internazionale, rispettando il sacrosanto principio della tassativita' delle fattispecie, penali e non, che riguardano diritti fondamentali del cittadino. Occorre rilevare come nella relazione illustrativa venga fatto salvo, comunque, il potere-dovere delle Commissioni territoriali di valutare l'eventuale sussistenza dei presupposti del principio cosiddetto di non refoulement, che demanda alle citate Commissioni il compito di esaminare le singole situazioni dei richiedenti asilo, prendendo in considerazione ogni aspetto della posizione individuale del richiedente, e tratteggiando i profili di rischio in cui il medesimo incorrerebbe in caso di esecuzione del provvedimento di espulsione. Nulla di incostituzionale, sembra. Ma il Parlamento sovrano e gli altri Organi costituzionalmente competenti potranno e sapranno valutarlo piu" e meglio di chi scrive.

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