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26 Novembre Nov 2018 1756 26 novembre 2018

La prima Italiana artista ricercatore: Intervista a Giusy Caruso

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Da qualche tempo, nei Conservatori e nelle Accademie di Nord Europa, in collaborazione con le Università, sta emergendo una figura del tutto nuova, quella dell’artista ricercatore. Un percorso di studi che rappresenta oggi il più alto livello di formazione in ambito artistico e una nuova opportunità lavorativa. Ne parliamo con una giovane pianista concertista italiana che vive a Bruxelles, Giusy Caruso. Neo dottore di ricerca nelle arti presso l’Università (IPEM – Istituto di Psicoacustica e Musica Elettronica) e Conservatorio Reale di Ghent (Belgio), la Caruso ha portato a termine un lavoro che sta suscitando vivo interesse in Italia e all’estero, sia dal punto di vista artistico, per la sua interpretazione dei 72 Studi Carnatici per pianoforte del compositore Jacques Charpentier (1933-2017), che per l’innovativa applicazione della tecnologia nell’analisi della performance pianistica. Di rientro da una tournée di concerti in Russia, la Caruso delinea in questa intervista il ruolo dell’artista ricercatore e ci racconta in dettaglio il suo progetto e l’esperienza all’estero.

Può spiegare in cosa consiste esattamente la figura dell’artista ricercatore e quali sono i requisiti per intraprendere questo percorso di ricerca nelle arti?

In realtà, la figura dell’artista ricercatore (in senso lato) è da sempre esistita. Ogni artista, nell’atto di creare un’opera o di produrre e eseguire una performance, avvia una ricerca personale fatta di studi, approfondimenti, ispirazioni, intuizioni. Il “lavoro” che ogni artista consciamente (e inconsciamente) svolge, oggi può essere incanalato e supportato da un percorso ufficiale di alta formazione accademica: il dottorato di ricerca nelle arti. Così come avviene per qualunque altro tipo di studio universitario, il dottorato nelle arti presuppone, oltre che un alto profilo artistico, competenze metodologiche specifiche per lo svolgimento della ricerca. E’ necessario, dunque, partire da un’idea progettuale che abbia una precisa metodologia di studio per il conseguimento di obiettivi rivolti non solo alla produzione artistica in sé, ma anche allo sviluppo di nuove conoscenze. Il dottorato nelle arti dei Conservatori, Accademie e Università nord europee prevede un limitato numero di borse di studio che offrono un supporto concreto a validi progetti artistici in diversi settori (musica, arti visive, teatro, performance). In questo caso, la figura dell’artista ricercatore può trasformarsi in una vera e propria professione. Al momento, tale percorso è in via di sperimentazione in Italia nei Conservatori di Milano, Roma e Firenze.

All’estero Lei concretizza il Suo lavoro, quali sono stati i motivi che l’hanno indotta a scegliere il Belgio e Ghent, in particolare?

In questi ultimi anni ho maturato un’attenzione particolare al repertorio di musica contemporanea. Lavorare al fianco dei compositori, penso sia un privilegio unico per i musicisti, perché ciò permette di appropriarsi di nuove tecniche interpretative e di un linguaggio nuovo e in continua evoluzione. Il desiderio di approfondire l’interpretazione della musica del nostro tempo mi ha condotto in Belgio, al Conservatorio Reale di Ghent, dove si svolge un Post-Master di perfezionamento pianistico in musica contemporanea. Nello stesso periodo ho ottenuto dall’Università di Ghent una borsa di studio dal governo fiammingo a sostegno del mio progetto di dottorato artistico, sotto la tutela del prof. dr. Marc Leman, musicologo e studioso dei processi cognitivi e del coinvolgimento corporeo nella musica. Da questa esperienza è nata la mia grande passione per il campo della ricerca sulla performance musicale, in particolare sull’analisi dell’esecuzione pianistica. La ricerca artistica è diventata per me una opportunità lavorativa che ben concilia la mia attività concertistica.

Ci parli della Sua ricerca, a quali risultati ha portato?

Il tutto nasce dall’interesse di approfondire l’interpretazione dei 72 studi carnatici per pianoforte (in tutto 3 ore di musica) del compositore francese Jacques Charpentier. Ho scoperto questa opera mentre svolgevo uno studio di ricerca al Conservatorio di Rotterdam, su un altro compositore francese, Olivier Messiaen (1908-1992), che è stato il maestro di Charpentier al Conservatorio di Parigi. I 72 studi per pianoforte mi hanno subito colpita per il loro legame con la tradizione musicale del Sud dell’India, detta carnatica. Ho portato avanti, così, un lavoro basato non solo sull’analisi musicologica della partitura, ma anche sull’analisi della mia performance, lavorando col compositore e con esperti di musica indiana. Da queste collaborazioni è nato il progetto Re-Orient, una performance musicale e danzata in cui la mia esecuzione al pianoforte degli studi di Charpentier si intrecciano a libere improvvisazioni su melodie indiane (ragas), a cura del cantante Sandeep Kalathimekkad, e su ritmiche indiane (talas), a cura dei percussionisti Francesco Magarò e Carlo Strazzante, nonché sulla coreografia della danzatrice Ayla Joncheere. Questa performance è stata eseguita in Belgio e di recente in una tournée di concerti in Russia (Mosca e San Pietroburgo) nella versione in trio pianoforte e percussioni in collaborazione con Francesco Magarò e Andrey Tanzu. Il progetto Re-Orient è uno dei risultati artistici del mio lavoro di ricerca, insieme alla mia interpretazione dei 72 Studi Carnatici per pianoforte. L’incisione live dell’esecuzione integrale degli studi è avvenuta durante il mio concerto Hommage à Jacques Charpentier, nell’Auditorium del Conservatorio di Carcassonne (26 Novembre 2016), ed è stata pubblicata per l’etichetta discografica americana CENTAUR RECORDS. Parallelamente a questi progetti artistici, ho sviluppato nell’Art Science Lab dell’IPEM – Istituto di Psicoacustica e Musica Elettronica dell’Università di Ghent - una metodologia sull’analisi dell’esecuzione pianistica utilizzando un sistema di telecamere ad infrarossi per il tracciamento dei movimenti, detto Motion Capture System. Attraverso questo sistema, oggi molto diffuso nella realizzazione dell’animazione in 3D, ho lavorato all’analisi dei miei movimenti al pianoforte attraverso l’osservazione e lo studio dei dati del mio “avatar” riprodotto dal software.

Un approccio sicuramente all’avanguardia e innovativo ancora da sperimentare in Italia?

Sì, il mio lavoro è del tutto pionieristico, da ampliare, non solo in Italia, ma anche all’estero. Vorrei verificare la validità della metodologia elaborata per lo studio della mia performance estendendola ad altri musicisti e performer. In Italia, ho attivato una collaborazione col Conservatorio di Milano attraverso una serie di workshop che coinvolgeranno gli studenti di differenti classi di strumento. Ho all’attivo anche un progetto col danzatore coreografo Andrea Gallo Rosso, per uno studio sull’interazione del gesto musicale e danzato.A Ghent, nell’Art Science Lab, lavorerò all’idea di “augmented instrument”, cioè alla realizzazione di uno strumento acustico (nel mio caso il pianoforte) aumentato nelle sue potenzialità sonore, utilizzando differenti apparecchiature tecnologiche durante la performance.

Mi sembra di capire che i suoi progetti futuri si svolgeranno tra l’Italia e l’estero?

Sono già partita con una serie di concerti e presentazioni del mio nuovo disco su Charpentier in Belgio e Russia; a Marzo avrò un tour in Italia (Roma, Bologna, Milano, Firenze) e prima dell’estate il mio debutto negli USA. La mia collaborazione come ricercatore dell’IPEM continuerà con un progetto di post dottorato. Inoltre, sto cercando di sostenere la diffusione della ricerca artistica in Italia, attraverso collaborazioni esterne con diversi Conservatori. Tutte le novità sono disponibili sul mio sito www.giusycaruso.com e sul mio blog dedicato alla ricerca artistica www.giusycaruso.wordpress.com.

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