Onomatopeicamente

26 Febbraio Feb 2018 1312 26 febbraio 2018

La paranza dei bambini tra intrattenimento e denuncia

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Pesci troppo piccoli, talmente piccoli da poter essere cucinati soltanto fritti. Tirati su da fondali nemmeno troppo profondi, con le reti che rancano tutto quello che c'è da rancare. Piscitiell' con il sogno della mala vera, con la camorra ad un passo, saranno «fottuti o fottitori»: perché è in queste due categorie che si divide il mondo. Tratto dal romanzo di Saviano, il primo di finzione, La paranza dei bambini, fino al 4 marzo al Teatro Leonardo di Milano, esplora l'universo degli aspiranti camorristi che citano Machiavelli e sognano Forcella. I figli del Nuovo Teatro Sanità di Napoli, sotto la regia attenta di Mario Gelardi, sono adolescenti con soprannomi da adolescenti - Marajà, Drone, Dentino, Dumbo - che giocano fare i Savastano con armi vere e con un coraggio che deriva dall'incoscienza ancor prima che dall'ignoranza. «Armi e palle».

Un cast tutto maschile - in cui spiccano Riccardo Ciccarelli e Carlo Geltrude - per raccontare una storia di ragazzi non ancora uomini attorno ad una scenografia ridotta all'essenziale dove si sale e si scende da rampe mobili a prova di menisco. Dall'alto verso il basso, seguendo con gli occhi la discesa agli inferi di ragazzotti cresciuti a pane e playstation su tetti circondati d'antenne abbracciate d'alluminio dove tutto si vede e tutto si decide. Ma ormai il metodo Gomorra ha mangiato tutto e dal sound ai costumi da moderni moschettieri, la costruzione narrativa è quella e i self-made men guardano a Ciro Di Marzio con devozione e non hai mostri sacri del loro teatro. Ma infrangono la quarta parete con la disinvoltura della recitazione rubata, grazie a Dio, alla strada trasformando l'intrattenimento in denuncia.

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