Onomatopeicamente
15 Marzo Mar 2018 1459 15 marzo 2018

Cita a ciegas, un girotondo di destini nella Buenos Aires di Borges (e Sabato)

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Dicono somigli a Borges, e forse è così. Cieco, canuto, seduto su una panchina ad ammirare le primavere e il loro susseguirsi, ad aspettare che il destino gli si sieda accanto, uno scrittore e i pensieri di una vita ormai vissuta. Sembra Borges è Sabato, così simili e così diversi, morti vecchissimi, due opere opposte - quella del primo sterminata, così come la sua bibliografia; scarna e asciutta, sempre come la sua bibliografia, quella del secondo. La storia d'Argentina nelle loro vene, la storia delle loro, seppur diverse, cecità nel personaggio di Gioele Dix nell'appassionato Cita a ciegas (Appuntamento al buio) di Mario Diament, tradotto e diretto dalla Shammah, fino al 29 marzo al Teatro Parenti di Milano.

Dapprima distaccato, lucido, ironico, a confronto con un bancario sposato di mezza età che del tunnel di Juan Pablo Castel ne seguirà ben presto la sorte e con una giovane intrigante scultrice, lo scrittore riuscirà ad incunearsi nei minuscoli frammenti di vita che passeranno sotto la Jacaranda in fiore di plaza San Martin, trovando l'incastro nella propria immaginazione. Azioni e conseguenze, dalle motivazioni più profonde dell'animo umano, inquietudine e rassegnazione in un girotondo di destini che dal letargo di quell'ultima primavera risvegliano le passioni mai sopite di uno scrittore ancora vivo. E non c'è nulla di statico in quelle due scenografie statiche che girano regalandoci dialoghi raffinati, sulla panchina di un parco come nello studio di una psicoterapeuta, mentre i fiori della Jacaranda iniziano ad appassire proprio come un matrimonio arrivato stanco al proprio capolinea. Mentre si chiude il cerchio di una narrazione tragicomica consegnandoci la morte e la speranza, l'addio e l'incontro.

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