Onomatopeicamente
28 Marzo Mar 2018 1548 28 marzo 2018

La bastarda di Istanbul, l'ottusità dei rapporti affettivi con vista Bosforo

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Un'affascinante saga familiare, le tavole imbandite a festa, i segreti indicibili di due famiglie, una turca l'altra armena, la necessità del dialogo interculturale e la libertà della trasgressione. La bastarda di Istanbul, andato in scena al Teatro Sala Umberto nei giorni scorsi per la regia di Angelo Savelli, affonda le radici - solidissime, grazie alla scrittura leggiadra di Elif Şafak - nella bassezza dei più ottusi legami affettivi per esplorare le contraddizioni di una società - quella affacciata sul Bosforo, certo, ma non solo - che vive di individualismi e ipocrisie. Sorretto dal talento espressivo di Serra Yilmaz, con l'affabulazione cadenzata tanto cara ad Ozpetek, il cast si muove bene nella riduzione teatrale di un testo complesso e macchinoso permettendo al pubblico di rimanere al passo con la vicenda seguendo la sinuosa musicalità del racconto e il profumo dolcissimo dell'Aşure appena preparato.

La storia e il proprio rigurgito sul presente, i giovani e la quotidianità di una vità al confine, il tutto scandito, come nel romanzo, dagli ingredienti tipici della cucina turca a raccontare una storia in bilico tra passato e presente, tra ottomani e contemporanei. Un racconto basato sulla parola e sull'esperienza espressiva di chi lo racconta, un lungo viaggio moderno all'indietro nel tempo secondo i respiri e le pause di attori consolidati. Nel marasma di spettacoli trascurabili, un'imperdibile resoconto di viaggio ben scritto e meglio recitato che conferma la bontà del cartellone del teatro romano che nei prossimi giorni vedrà in scena Il discorso del capitano (28 marzo) e La partitella (dal 29 marzo al 15 aprile) entrambi di Giuseppe Manfridi.

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