Onomatopeicamente

12 Giugno Giu 2018 1656 12 giugno 2018

Vivere o morire, l'enigma risolto di Motta

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È il Motta che t'aspetti. Col capello lungo che scivola spettinato sulle spalle, il nero che lo abbraccia dalla testa ai soliti stivaletti e il piglio selvaggio con il quale domina il palco. Ma il Vivere o morire tour dell'artista toscano è anche di più. È un tour più studiato, maturo, che segue l'andamento di un repertorio più vasto e completo. Non solo (non più solo) la morte nel cuore, il disagio del vivere, ma una porta aperta alla speranza - nonostante faccia fatica a fare un sorriso. Perché d'accordo che la fine dei vent'anni è una merda un po' per tutti, ma si porta dietro, almeno quello, l'esperienza di un vissuto che Motta è riuscito a raccontare cambiando e spesso ampliando il proprio registro, intercettando quei suoni che prima erano una bozza di quello che sarebbero diventati. Ed è proprio quello che sarebbe diventato lui o sarebbe dovuto o dovrà diventare che racconta con la propria narrativa melodica. E per un attimo sembra pure che sia contento quando a metà concerto scopre le carte e scompiglia i capelli con le bacchette. E forse lo è davvero quando chiude con Fango dei rimpianti Criminal Jokers. Ha gli occhi lucidi come gran parte del pubblico, nemmeno poi così giovane come sarebbe stato lecito attendersi, e l'aria stanca. Sarà a Soliera, Collegno, Pescara, Genova, San Severino Lucano, Empoli e Macerata tra luglio e agosto.

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