Onomatopeicamente

14 Luglio Lug 2018 1609 14 luglio 2018

Il fu Mattia Pascal a Borgio Verezzi, nell'invidia verso quell'uomo che muore e risorge

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Lassù, meravigliosamente abbracciato dai monti liguri a picco sul mare, si distende docilmente Borgio Verezzi, tutt'attorno alla sua piazza dedicata a Sant'Agostino dove ogni anno si tiene uno dei festival teatrali più importanti della penisola, quest'anno giunto alla 52esima edizione.

Ieri la seconda delle tre serate verezzine de Il fu Mattia Pascal (prodotto da La Contrada – Teatro Stabile di Trieste con Arca Azzurra Teatro in collaborazione con ABC Produzioni), che vede come protagonista Pino Quartullo, nei panni di Mattia Pascal e di Adriano Meis. Con lui in scena Giovanni Maria Briganti, Rosario Coppolino, Adriano Giraldi, Diana Höbel e Marzia Postogna, diretti brillantemente da Guglielmo Ferro in un allestimento studiato appositamente per lo spendore scenografico naturale di Verezzi.

Il Mattia Pascal è l'opera più attuale (tra le attuali) di Luigi Pirandello e i cent'anni e passa dell'opera nelle mani di Ferro ringiovanisco di svariati decenni. La storia è nota e l'alienazione narrativa e comunicativa di un personaggio morto e risorto convincono un pubblico desideroso di storie come quello ligure. Ottimo il contorno recitativo che supera le prove singole dei protagonisti e nella pochezza dell'universo attoriale italiano, è un miracolo da non sottovalutare. Alla fine il pubblico applaude, convinto, sperando di essere il prossimo Pascal. E di portare, un giorno, i fiori sulla propria tomba.

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