Onomatopeicamente
28 Settembre Set 2018 1716 28 settembre 2018

Alì Babà e i 40 ladroni, il trionfo dell'Accademia alla Scala

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La Scala investe sui giovani. Quelli bravi, quelli della sua Accademia. Che ripagano l'esordio con la voce e il cuore che solo la fortunata continuità tra il percorso formativo e l'esperienza artistica riescono a formare. E dopo Die Zauberflöte e Hänsel und Gretel, il banco di prova è l'Alì Babà e i quaranta ladroni del severo Cherubini che mancava dal Piermarini da cinquantacinque anni e che la regia sapiente di Liliana Cavani ha attualizzato, giocando di fioretto e di spada, ricamando con la grazia dell'esperienza.

La competenza e il rigore di Paolo Carignani sul podio danzano fra la raffinata scrittura orchestrale del vecchio Cherubini accompagnando le voci giovani sul palco - che forse pagano la scelta del riprendere l'opera in italiano - e il dolce fluire della musica dalla platea su per i palchi. Che sia l'Accademia te ne accorgi perché lo sai, e allora le voci ti abbracciano tenendoti per mano durante un'opera che (probabilmente) non hai mai visto dal vivo. E quindi via col prologo contemporaneo dove gli innamorati futuri Nadir e Delia sono due universitari che flirtano in biblioteca fino alle più classiche e tradizionali ambientazioni mediorientali nelle scene di Leila Fteita e nei costumi di Irene Monti. E nonostante l'opera del Cherubini chieda molto, le voci fresche non sbiadiscono - grazie anche ai tempi comodi ma mai rilassati della direzione di Carignani. Il pubblico apprezza convinto, e noi con lui.

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