Onomatopeicamente
11 Novembre Nov 2018 1029 11 novembre 2018

Timi per timoidi in Un cuore di vetro in inverno al Teatro Parenti

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Filippo Timi è Filippo Timi. È la sua voce dura e lieve, è il corpo e la sua prepotenza fisica, il sogno e la sua rappresentazione, la paura e il suo racconto. Timi torna al Parenti di Milano con il suo Un cuore di vetro in inverno, in scena fino a stasera, raccontando il viaggio e le gesta di un cavaliere perugino più o meno seicentesco in quello che rimane di un'Italia divisa. L'avventura intima e personale di un uomo solo, più cantastorie che guerriero, perso sotto le stelle di Cabiria nella malinconica cornice di una piccola corte dei miracoli bidimensionale composta da scudiero, menestrello, prostituta e angelo custode. Recitato bene, manco a dirlo, è scritto meglio quando il cavaliere senza macchia tornato uomo gioca col negativo del Don Giovanni che fu, lasciando allo spettatore un finale da Timi per timoidi.

Ad Andrée Ruth Shammah il compito di spiegarne brevemente la genesi: “Quando ho chiesto a Filippo di fare una serie di serate intorno a delle parole chiave (per esempio la paura, il sogno) lui è arrivato un pomeriggio, si è seduto nel mio ufficio e mi ha letto quello che aveva scritto. È stata un’ora di grande intensità. Non si poteva non cercare di fare di tutto per fargli mettere in scena quelle parole. Abbiamo chiesto aiuto alla Fondazione Teatro della Toscana, che ha sempre ospitato e co-prodotto i nostri spettacoli di Filippo. Ora non ci resta che fare il possibile, creando le migliori condizioni artistiche e produttive per accompagnare la nascita di questo nuovo lavoro”.

In cartellone in questi giorni al Parenti anche l'ultimo lavoro di Francesco Brandi, Nato Postumo, fino al 18 novembre e Il caso Braibanti, di Massimiliano Palmese, anch'esso fino a domenica prossima.

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