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14 Dicembre Dic 2017 1805 14 dicembre 2017

La ruota delle meraviglie di Allen nella Coney Island degli Anni '50

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Che Allen non sia più l'Allen di una volta è la più banale tra le ovvietà sul suo conto; che Allen non sappia più scrivere film è la più banale tra le stupidaggini sul suo conto. A quasi trent'anni, d'altronde, io non faccio più le scale senza fiatone come quando iniziavo l'università, leggo molti meno fumetti di quando iniziavo le superiori, grazie a Dio ho molti meno brufoli di quando iniziavo le medie e non saltello più tra le strisce pedonali come quando iniziavo le elementari. Allen di anni ne ha ottanta, suonati, e, a proposito di banalità, di film come una volta non ne farà più, nonostante questo Wonder Wheel (La ruota delle meraviglie) fra la sua filmografia possa starci senza imbarazzi. Nella Coney Island illuminata a meraviglia da Vittorio Storaro alla maniera di Regind Marsh, Allen torna nell'appartamento di Alvy Singer di Io e Annie per raccontare le speranze (illuse) e il sogni (dimenticati) di una famiglia conciata male. Ginny (Kate Winslet) è una cameriera emotivamente instabile, ex attrice senza talento, nonostante lei non lo sappia, vive con Humpty (Jim Belushi), il compagno manovratore di giostre, e il figlio avuto da una passata relazione che appicca incendi in giro per il parco quando non è al cinema. L'arrivo di Carolina (Juno Temple), figlia di Humpty in fuga da un marito gangster, metterà a dura prova i nervi già sull'orlo di una crisi di Ginny e il cuore sensibile di Mickey (Justin Timberlake), bagnino con ambizioni letterarie e amorose che già aveva fatto danni in famiglia. Nella Coney Island voyeristica degli Anni '50 ricostruita dal solito Santo Loquasto si consumano le fragilità umane logorate da una vita di stenti e delusioni che spesso nemmeno l'alcool (soprattutto se è la moglie a nascondertelo) può alleviare. Un dramma della gelosia fra sconfitti in una cornice (non solo) scenica alla Tennessee Williams dove si mente spudoratamente e si ama con altrettanta (ingenua) prepotenza. I dialoghi non reggono il confronto con l'Allen che faceva le scale senza fiatone, ma in bocca a Winslet tutto si fa drammaturgia e il magnetismo di Timberlake mentre guarda in camera dall'alto del suo trespolo fa il resto. Negli interminabili tramonti di Storaro, l'equilibrio precario tra le quinte esplode per una storia d'amore spezzata e una vita (quella degli altri) scivolata via senza troppi rimpianti.

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