Piano sequenza
21 Dicembre Dic 2017 1131 21 dicembre 2017

La Napoli velata di Ozpetek tra pudore e voglia di mostrare

  • ...

Il velo è quello impercettibile della figliata, il rito millenario e misterioso che mette in scena il parto maschile dei femminielli, e quello marmoreo del Cristo Velato di Sanmartino della Cappella Sansevero: la verità protetta da un velo trasperente che ne mette in risalto le forme e le sembianze, che ne delinea i contorni e ne rivela il contenuto, il velo discreto di Ozpetek a separarci dalle ambiguità di una città che vive di contrapposizioni perfettamente amalgamate tra paganesimo e cristianesimo, scienza e religione, superstizione e razionalità. Napoli velata è un film al femminile per una città femmina che fugge da qualunque intento cartolinesco mostrandoci, al di là del velo elegantemente pudico del regista, il racconto di una città schiva e accogliente. Il perfetto resoconto di colui che indigeno non è si perde però poi nello sviluppo di una trama di contorno che alla città, e al suo oro, ruba la scena senza il pudore dell'immaginazione a cui ci stavamo abituando così bene. Ed è proprio quando le suggestioni lasciano spazio all'effimero del reale, e a ciò che si pensa possa esserlo, che il racconto perde poesia e il velo si strappa lasciandoci soli in mezzo a magnifiche presenze fin troppo, adesso sì, irreali. La ballata misteriosa del maestro turco accarezza quando tace, quando lascia parlare le rughe dolcissime di Peppe Barra e l'impassibile misticismo di Anna Bonaiuto che della città ne rappresentano l'anima attoriale lavorando di non detti e sguardi complici - come la Maria Nazionale di Amelio, è lo sfondo recitativo che (non) stupisce. L'amore molesto che si snoda verticale e orizzontale però allontana lo sguardo dalla grande bellezza appena accennata e ci riporta nel racconto di un film che se non dovesse raccontare sarebbe perfetto.

Correlati