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6 Gennaio Gen 2018 1245 06 gennaio 2018

Corpo e anima, tragico e malinconico

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La costruzione di un amore non convenzionale in un mattatoio di Budapest dove i dirigenti chiacchierano e gli operai lavorano, come un po' ovunque. Endre e Maria, anime solitarie ed elette, condividono le stesse pene e lo stesso sogno - un bosco innevato e ovattato, un cervo e una cerva: si riconosceranno e si avvicineranno. Un braccio paralizzato, lui; stramba ai limiti dell'autismo, lei: nell'onirismo incantato del sogno si sfiorano il muso, nella realtà incatenata dove il sangue animale scorre a fiumi fanno più fatica. Dalla poetica romantica e delicatissima Corpo e anima di Ildikó Enyedi scava con l'eleganza formale delle sue scene perfette, premiate con l'Orso d'oro la scorsa Berlinale, nell'animo di un romanzo di formazione per adulti incapaci di relazionarsi e lasciarsi alle spalle il più tranquillo mondo dei sogni. Mai didascalico, la metafora del mattatoio contrapposto al silenzio freddo della foresta permette alla miglior cineasta ungherese di scivolare morbida tra i non detti dei protagonisti e insinuarsi tra anime e corpi. Tragico e malinconico, un corteggiamento pudico e rovinoso. Uno dei pochi superlativi non ancora inflazionati in ambito cinematografico: bellissimo.

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