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23 Aprile Apr 2018 2112 23 aprile 2018

Loro 1, un film meravigliosamente inutile

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Loro di Paolo Sorrentino è un'opera maestosa, indivisibile. Proiettarlo in due parti, anche per la stampa, è uno scempio cinematografico, più o meno autorizzato: l'interruzione, manco troppo chirurgica, in tempi di dilagante serialità, è il vizio di forma assunto a virtù di una tela complessa e, appunto, indivisibile. Una guernica lucida e impietosa di cui ne abbiamo visto oggi, incomprensibilmente, la prima parte. Un film meravigliosamente inutile in cui l'estetica volgare del potere berlusconiano incontra il manierismo sorrentiniano di ponderate bizzarrie dipingendo la realtà attorno alla decadenza alla maniera del Primaticcio. Coerentemente al titolo per un'ora ci sono loro e non c'è lui, ci sono i Berlusconi d'Italia senza il Berlusconi di Arcore, ci sono quelli che vorrebbero essere lui ma non lo sono, ci sono le sue feste, i suoi ministri, la sue televisioni, le sue ville ma non lui. «Tutto documentato, tutto arbitrario» di un'ignara allegoria pop da Bagaglino dove spicca il Tarantini mascherato di Scamarcio e il Bondi (?) invecchiato di Fabrizio Bentivoglio: ogni riferimento è tutto fuorché casuale. Nemmeno il bestiario che s'allarga a rinoceronti, capre e pantegane.

Per loro lui è Lui, inarrivabile e lontanissimo totem di luccicante bellezza, punto d'arrivo, incarnazione e sintesi del potere. Poi compare. Vestito da odalisca, velato, truccato. E Servillo scansa qualunque tentazione d'imitarlo giocando prima lieve poi deciso col sorriso odontoiatrico e la fronte rugosa appena al di qua del miracoloso manto erboso dal colore indefinito. Solo con Veronica, nel caldo della sua tenuta sarda, lontano dall'universo romano di nani e ballerine, mentre cerca di riconquistare una donna che legge Saramago e che della gelosia non ricorda più il sapore. La politica è lontana, a Sorrentino interessa (quel che resta) dell'uomo. È, in teoria, il 2007, è tempo di opposizione. Un'opposizione stantia, noiosa per un uomo non abituato alla noia. E allora torna a pensare al Milan, alla moglie, alla canzone napoletana. Alla figa, certo. Perché è il Berlusconi che ti aspetti, quello con la bandana e la battuta facile. Sorrentino non aggiunge nulla, semmai sottrae all'uomo.

Lavorando su più registri, Sorrentino fa il Sorrentino accantonando Fellini e accarezzando Scorsese dimostrandosi l'unico autore italiano capace di lavorare sul primo piano e sulla profondità con la semplicità dell'eleganza, rallentando e accelerando a piacimento. Che gli autori altri si diano alla letteratura o imparino da Sorrentino a tenere in mano una camera. Scrivere è l'unica cosa che conta, d'accordo: ma è questo il cinema, concedersi il bello in una narrazione senza demandare per forza tutto alla fantasia. In un film che non aggiunge nulla alla narrazione berlusconiana, ma solletica lo spirito estetico all'interno di chi la bellezza può ancora riconoscerla.

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