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17 Settembre Set 2018 1445 17 settembre 2018

Roma, il ritorno alle origini di Cuarón

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Roma è un film perfetto, indimenticabile, quasi calligrafico nell'antipatia della sua perfezione. Cuarón firma il suo lavoro più intimo tornando a casa, accarezzando le proprie origini, orchestrando la messinscena della propria infanzia, rincorrendo lo spagnolo delle sue donne, lasciando che il bianco e nero della pellicola metta in ordine nella propria scala di grigi l'armoniosità delle emozioni riprese in panoramica. Sfiorando il proprio senso di colpa borghese, Cuarón inquadra i rapporti e le gerarchie di un universo famigliare, delimitato da un cortile piastrellato e dalla consapevolezza dei propri ruoli, dove convivono anime diverse e unite. Finché non sono gli uomini a rovinare l'armonia silenziosa della quotidianità, assenti e fuggitivi, fedifraghi e criminali, mentre il giovane Messico nasce, cresce e muore sotto i colpi degli Halcones dei primi '70. E allora è l'acqua delle domestiche che si porta via la merda di cane dal vialetto, che si porta via il frutto maturo di un amore acerbo, che restituisce alla terraferma i figli loro e i figli degli altri.

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