Processo mediatico e Litigation pr
17 Gennaio Gen 2018 1426 17 gennaio 2018

«Caso Caracal. Litigation pr di successo… al 90%»

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È un interessantissimo caso di Litigation pr quello messo in campo dallo Studio legale Sutti nel «caso Caracal» che da settimane attira l’attenzione di una parte dei media.

Come in molte altre vicende giudiziarie finite alla ribalta, gli accusati stanno finendo col risultare vittime di un’errata comprensione degli elementi.

E vista l’assoluta peculiarità del caso – nel quale la difesa non è tenuta a mantenere un elevatissimo livello di cautela nei confronti dell’accusa e nemmeno nei confronti del giudice – lo studio Sutti ha fatto benissimo a spingere attraverso la Rete la propria versione dei fatti, cavalcando anche un argomento che finisce coll’incontrare il consenso del 90% degli interlocutori.

I legali della proprietaria del felino, infatti, hanno posto come prioritario l’interesse a tutelare la vita dell’animale, evitando rischi per «Grum» che potevano effettivamente anche concretizzarsi considerando che la macchina giudiziaria si era mossa a ridosso delle vacanze natalizie, un periodo non propriamente di massima efficienza dei vari uffici.

Efficace la ricostruzione del caso da parte dello Studio Sutti su Facebook: «In una tragica storia italiana, ieri mattina giovedì 11/01/2018 i carabinieri hanno effettuato un accesso forzoso presso l’appartamento milanese di Anelia Kancheva, cittadina europea di origine bulgara, dove vivono anche le figlie di tredici e quindici anni, con un decreto a firma del Dr. Eugenio Fusco della procura della repubblica di Milano, di perquisizione dell’abitazione e di sequestro di Grum, il gatto della malcapitata, così che lo stesso venisse rimosso, momentaneamente rinchiuso in qualche struttura pubblica, e con tutta probabilità avviato ad esiti letali. Il crimine del gatto? Avere nel suo DNA un quarto di sangue di caracal, cosa che lo qualifica come un “caracat”. Ora, il cucciolo è stato come tale regolarmente acquistato sei mesi fa da un allevamento nella Repubblica Ceca che l’ha vaccinato, certificato, munito di passaporto e chip sottopelle secondo la normativa della Unione Europea. Ha passato indisturbato le sue prime vacanze all’aperto in Bulgaria, e successivamente è stato trasferito in Italia per subire un delicato intervento chirurgico presso la clinica San Francesco, dopo essere normalmente e apertamente atterrato a Milano; identificato dalle autorità di frontiera; e regolarmente importato per subire le suddette cure veterinarie urgenti. Ma in un paese in cui qualsiasi essere umano, anche certamente pericoloso, accampando ragioni opinabili può penetrare più o meno liberamente, e resta a piede libero sino alla decisione della sua posizione, il sistema si dimostra cieco rispetto al fatto che la sua vittima qui sia molto più piccola di un gatto savannah, e molto meno aggressiva di qualsiasi cane da difesa; ed applica implacabilmente una normativa, incerta sia nella sua portata che nella sua legittimità, che oggi ne mette in pericolo la sopravvivenza dopo che è stato lasciato entrare nel territorio italiana con la speranza invece di potervi ricevere le cure necessarie! Solo l’intervento urgente dei legali dello Studio Legale Sutti, che si sono messi immediatamente a disposizione pro bono per tutelare gli interessi dell’animale, ha consentito per il momento di ottenere che il veterinario intervenuto desse indicazioni per la custodia temporanea dell’animale, che è tuttora in convalescenza e deve seguire una dieta strettissima, anziché in qualche gabbia gelida in cui l’animale sarebbe se non altro probabilmente morto di crepacuore, presso la clinica veterinaria dove è già stato operato. Ma per la guarigione e il benessere psicofisico di Grum è essenziale che lo stesso torni a casa dalle cure amorevoli della famiglia in cui è cresciuto, almeno sino a che sarà decisa la questione se lo stesso possa definitivamente restare in Italia, e a questo fine saranno poste in essere tutte le iniziative legalmente possibili per sensibilizzare le autorità preposte e il pubblico ad una situazione che non è meno paradossale per il fatto di coinvolgere “solo un cucciolo”».

Il caso è finito in tv, nei tg, sui giornali, su portali come Change.org (per una petizione online che ha già superato le 45 mila adesioni) e su una parte della stampa. Ma ha soprattutto impazzato in Rete, contribuendo a sensibilizzare fortemente al caso in un mondo in cui, ahimé, spesso la vita di un animale conta assai più di quella di un uomo.

Un caso di successo, dunque, di gestione del processo mediatico? Nì, intanto perché bisognerà vedere l’esito giudiziario della vicenda. E poi perché la comunicazione poteva mostrare nei confronti del pubblico ministero che ha curato il fascicolo, Eugenio Fusco, procuratore aggiunto della procura di Milano, un pizzico più di fairplay, almeno sui social network. Bastava veramente poco per una comunicazione pulita e vincente al 100%. Per il resto, in bocca al lupo al «Caracat».

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