Processo mediatico e Litigation pr
4 Luglio Lug 2018 1607 04 luglio 2018

Diffamazione e dintorni, brutta figura del Pd

  • ...

A distanza di tre settimane che fine ha fatto la querela, annunciata come già sporta, contro il giornalista Giuseppe Falci da parte della fondazione EYU, vicina al Pd? Non se ne ha notizia.

Quando la tempesta mediatico giudiziaria si fa più forte e il diritto di critica travalica i confini del buongusto, del buonsenso, del contenimento verbale e soprattutto della verità fattuale, è giusto e altamente consigliabile promuovere un'azione legale, assai probabilmente in sede civile. Ciò per tre buone ragioni: chi dà avvio all'azione di risarcimento trasmette l'idea di sentirsi dalla parte del giusto; invita per il futuro a maggior cautela la firma e la testata che hanno pubblicato un articolo destituito di fondamento o distorcente la realtà; comunica ai colleghi giornalisti che quell'individuo, quell'organizzazione o azienda non consentirà di essere ulteriormente citata a sproposito e scoraggia pertanto altre ipotesi diffamatorie.

È più che mai antipatico, quindi, da giornalista, incoraggiare azioni legali contro colleghi, ma la battaglia mediatico giudiziaria richiede di dotarsi degli strumenti necessari.

Ci sono però casi nei quali è da sconsigliarsi caldamente un'iniziativa: anzitutto se l'articolo scritto è effettivamente rispondente a realtà e il diritto di cronaca e quello di critica sono espressi nel rispetto della verità fattuale e del contenimento verbale. È questo sicuramente il caso dell'azione annunciata dalla fondazione vicina al Partito democratico, EYU, nei confronti di un giornalista del Corriere della Sera, Giuseppe Falci, che è stato autorevolmente difeso, tra gli altri, addirittura da Paolo Mieli: «Le denunce sono cose che possono finire in tribunale, nel senso che se uno scrive il falso su Bonifazi o su Mieli o su Telese, o su Giannino, Mieli, Telese, Bonifazi, costoro hanno il diritto di rivalersi. Ma io, conoscendo come lavorano i giornalisti del Corriere, e soprattutto come lavora Giuseppe Alberto Falci, non farei mai una denuncia a un giornalista del Corriere, perché rischio di dover pagare anche le spese processuali!».

Senza accostarsi a un mostro sacro del giornalismo italiano, avendo dovuto valutare in team con i legali, per anni, re-azioni ad articoli, moltissimi dei quali realmente ed effettivamente diffamatori contro protagonisti indiscussi delle istituzioni italiane, non ho dubbi nel considerare ridicolo l'annuncio (risalente al 19 giugno scorso!) di avere già «sporto querela» e anche di aver «attivato un'azione disciplinare» contro Falci, per un articolo che da nessun punto di vista può essere considerato diffamatorio, lesivo della dignità di alcuno, mentre invece la fondazione EYU lo definisce, ormai tre settimane fa, «infamante», in una sorta di rettifica debole, pasticciona, che – anziché convincere della bontà delle ragioni dem – contribuirà (come già sta avvenendo) a scatenare l'attenzione dei giornalisti verso altri fronti.

Non c'è nulla di grave nell'articolo a firma Falci, fin dal titolo: «Il mistero dello studio commissionato a EYU (Pd) che non si trova più». Esiste o no un finanziamento alla fondazione EYU da parte dell'imprenditore Parnasi, da 123 mila euro, finalizzato a uno studio che inizialmente Falci quantifica in 7 mila euro di costo (intervistando le stesse ricercatrici che lo hanno eseguito) a carico della fondazione Pd e che poi la stessa, nella rettifica, fa salire fino alla cifra di 39 mila euro? La matematica ci dice che la differenza è comunque pari a 84 mila euro! Nell'articolo di Giuseppe Falci non vi è alcuna malizia, non si fa riferimento ad alcuna opacità e d'altra parte anche io penso che non ve ne sia alcuna.

Il ricorso al buon senso, l'equilibrio tra le ragioni giornalistiche e quelle legali, la valutazione del senso dell'opportunità, non valgono solo per i giornalisti, ma anche per chi si senta più o meno leso dalla pubblicazione di un articolo di stampa e che deve essere adeguatamente consigliato sia sul fronte della comunicazione che del diritto.

Ecco perché l'annuncio dell'azione legale contro Falci è una figuraccia per il Pd.

Non c'è nulla di peggio di una minaccia che non trova seguito e nulla di più sbagliato di una protesta infondata. L'effetto boomerang è dietro l'angolo. Il risultato, infatti, è che di un pezzo che avrebbe avuto eco per 24 ore (nella migliore delle ipotesi), si parla e si scrive ancora oggi. Per il futuro, Bonifazi & co. riflettano maggiormente sulle loro contromosse.

Correlati