Processo mediatico e Litigation pr

10 Agosto Ago 2018 0900 10 agosto 2018

Banca Carige, l’assalto è mediatico

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Non può non aver colpito gli osservatori più attenti lo scontro per il controllo della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, la banca dei liguri che proprio di recente, attraverso l’attuazione dei quattro quinti di un piano industriale coraggioso (composto da una vendita degli immobili di proprietà, da una cessione di NPL, un accordo con i sindacati per i prepensionamenti e la ricapitalizzazione), sembrava essersi salvata da sola, sotto la guida brillante del suo amministratore delegato, Paolo Fiorentino.

Invece, ancorché siano stati conseguiti questi rilevantissimi risultati senza ricorrere ad aiuti di Stati o al fondo interbancario o al fondo Atlante, sorprendentemente è esploso uno scontro violentissimo per il controllo dell’istituto bancario, condotto però attraverso un’offensiva unilaterale a colpi di lettere passate alla stampa, rivelazioni, minacciate denunce, dimissioni annunciate o presentate, rispetto alla quale stupisce il riserbo di Fiorentino. Se può essere comprensibile per molti versi, infatti, tale comportamento può indurre – come effettivamente è avvenuto – a esprimere critiche e dubbi sull’operato dell’amministratore delegato.

Esiste una strategia mediatica da parte di Fiorentino? Se sì, non si vede. E non si comprende quale sia il lavoro svolto dall’ufficio stampa della banca a tutela del manager e dell’istituto stesso, anche per le eventuali implicazioni giudiziarie delle numerose questioni emerse sulla stampa.

Lo storytelling riportato dal 90% dei giornali negli ultimi due mesi ci dice: molti componenti del cda (ancora uno ieri) si dimettono in contrasto con Fiorentino; il socio di maggioranza relativa, Vittorio Malacalza, vorrebbe cambiare ad; la stessa Vigilanza europea ha mosso dei rilievi importanti e ufficiali nei confronti di banca Carige e infine il declassamento del rating da parte di Moody’s. Non solo: lo scoppio di una inchiesta a Roma che vede coinvolto l’avvocato Luca Lanzalone (vicino al Movimento Cinque Stelle) e telefonate di nessun rilievo penale tra Lanzalone e Fiorentino diventano casus belli proprio all’interno della banca, con prese di distanza dell’ormai ex presidente Giuseppe Tesauro e dello stesso Malacalza da Fiorentino. In pochi giorni anche la cessione di quote dell’Autostrada dei Fiori, la gestione del cda e del comitato rischi della banca diventano materiale da offrire alla stampa senza mai alcuna reazione significativa, incisiva e dunque percepibile da parte della banca e di Fiorentino.

Eppure, alcuni argomenti non mancherebbero certo.

In primis, la critica di un’attività - quella europea di Vigilanza sugli istituti bancari - che ha assunto carattere ipertrofico e che reintroduce prassi soppresse in Italia come minimo un quarto di secolo fa: si pensi alla presenza di funzionari di Vigilanza nelle sedute degli organi deliberativi degli istituti vigilati, ingerenza bella e buona frutto di una visione dirigistica, che infatti andava di moda ai tempi del regime fascista, con il delegato dell’Organo di vigilanza alle riunioni dei consigli di amministrazione degli istituti di credito.

In secondo luogo, come è stato ricordato, Fiorentino è l’uomo che, attraverso la propria credibilità personale, la fiducia del sistema bancario italiano, di Bankitalia e del ministero del Tesoro, ha salvato fin qui Carige al punto che solo pochi mesi fa a Roma si è tenuto un convegno che aveva proprio Fiorentino ospite d’onore per celebrare il decisivo punto di svolta.

Poi, certo, c’è senz’altro un problema di comunicazione tra Fiorentino e il primo socio della sua banca, Malacalza. Ma è altrettanto vero che Fiorentino è il terzo ad in tre anni alla guida dell’istituto. E questo perché tutti sono entrati in contrasto con l’ex vicepresidente di Pirelli.

Al di là dei violenti scontri in corso, è sempre più pressante l’allarme lanciato dalla procura e dal sindaco di Genova: «Tutelare i correntisti». Ma come farlo senza tutelare la reputazione del management e della banca? Nell’ultimo anno, il valore delle azioni Carige si è svalutato del 60% e nonostante ciò c’è ancora chi ritiene che vi sia lo spazio per uno scontro massacrante e autolesionista come quello epicamente narrato da tutti i principali giornali.

Quando anche infatti si ottenesse lo scalpo di Fiorentino, che ne sarebbe della banca dei liguri?

(Andrea Camaiora, docente Litigation pr e Crisis – Business School Il Sole 24 Ore)

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