Processo mediatico e Litigation pr
12 Febbraio Feb 2019 2308 12 febbraio 2019

Tav tra comunicazione e sostanza

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In questi giorni la TAV, linea ferroviaria veloce che dovrebbe collegare Torino con Lione, è oggetto di uno scontro politico violento all’interno della maggioranza di governo che ignora una serie elementi di fondo essenziali. Poiché partire da cattive premesse conduce a pessime conclusioni, è necessario tentare di rimettere in fila le cose, tenendo conto anche di alcuni aspetti comunicativi.

Quando nel 2002 in Europa vennero decise le reti TEN (governo Berlusconi) tutte le forze politiche manifestarono il loro apprezzamento perché ci si rese subito conto che la realizzazione del cosiddetto “Corridoio 5” (Lisbona-Kiev) assieme al corridoio Genova-Rotterdam (Terzo Valico FS) avrebbe trasformato Lombardia, Liguria, Piemonte e Val d'Aosta nella piastra logistica più importante d'Europa.

Oggi come sappiamo la logistica è monopolizzata dalla Germania in alleanza con i Paesi Bassi.

È anche noto che molti produttori italiani della Pianura Padana privilegiano tutt’oggi il porto di Rotterdam per le loro operazioni portuali.

Dal 2002, all’incirca per dieci anni, sono stati condotti studi, ricerche, valutazioni, dibattiti nelle sedi più qualificate (Parlamento, Consigli regionali, Province, Comuni, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici…). Si tratta di documenti a disposizione di chi volesse capire quale sia stato il lavoro istruttorio prima di decidere il varo di opere pubbliche che costano miliardi di euro.

Mentre il ministro delle infrastrutture lancia affermazioni che offendono l’intelligenza di qualunque normodotato, come «Chi vuole andare a Lione?», c’è ancora chi vuole confrontarsi con la realtà dei fatti. I lavori sulla Torino-Lione (Corridoio 5) e i lavori sul terzo valico sono partiti da anni e possono avvalersi di un concorso finanziario importante della UE. La galleria del terzo valico, la più lunga d'Italia con i suoi 36 chilometri, è stata già realizzata per il 30%).

I ritardi sul terzo valico sono dovuti ad alcune inchieste rivelatesi infondate promosse dalla procura di Milano che, negli anni Novanta, quando ancora si parlava della linea di AV Genova- Milano, inseguendo denunce di Rifondazione Comunista e degli ambientalisti, bloccò l'opera e la tenne congelata per più di sette anni senza che le accuse approdassero ad alcunché. Anzi, a ben ricordare non è mai stato fatto un processo e tantomeno è mai stata emessa una condanna nonostante fossero state iscritte 30 persone nel registro degli indagati.

Ancora: nuovi ritardi sulla Torino-Lione si stanno accumulando perché il Movimento 5 Stelle la ritiene un’opera pubblica troppo costosa e inutile.

Il Ministro Toninelli ha istituito una commissione per compiere un’analisi dei costi – benefici proprio della Torino – Lione. Peccato non abbia accolto la proposta avanzatagli in Senato, ossia estrarre a sorte i nomi dei componenti la commissione stessa e abbia invece affidato la presidenza della commissione a un tecnico noto per essere da sempre contrario all'Alta Velocità. Una circostanza che si combina con l’indiscrezione secondo la quale ben cinque dei sei membri abbiano già avuto a che fare col prof. Ponti e siano da anni schierati contro l’Alta velocità ferroviaria.

Se dovesse prevalere la linea del Movimento 5 Stelle è chiaro che la Lisbona - Kiev (e non l’alta velocità per andare a Lione, signor ministro!) andrebbe avanti lo stesso, passando sopra le Alpi e tagliando fuori l'Italia dai grandi flussi di traffico, specie quelli che potrebbero svilupparsi a seguito delle decisioni strategiche del governo cinese, intenzionato a rilanciare la Via della seta come alternativa ferroviaria alle rotte navali per collegare la Cina con il grande mercato europeo, 500 milioni di consumatori tendenzialmente ricchi!

Non solo. Se dovesse prevalere lo stop voluto dal Movimento 5 Stelle dovremmo mettere in conto che la UE ci chieda la restituzione dei finanziamenti concessi. È però chiaro che la posizione irresponsabile portata avanti dal partito del No ha principalmente una funzione elettoralistica. Infatti, la TAV Torino – Lione è supportata da due presupposti difficilmente rimovibili:

  1. la legge 71/2016, che all’art. 1 recita: «Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra il Governo Italiano e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino – Lione, fatto a Roma il 30 gennaio 2012».
  2. un provvedimento approvato dal Consiglio e dal Parlamento dell’Unione Europea che ha varato il corridoio Comunitario “Mediterraneo”, uno dei nove Corridoi che appresentano proprio il tessuto connettivo dell’intera Unione.

Al di là dei fuochi d’artificio di Toninelli, è fantascientifico pensare di trovare i voti in Parlamento per sopprimere la Legge 71/2016.

In conclusione, però, l’impressione è che queste polemiche, infondate, costose, pretestuose, destinate al fallimento, nei confronti della Tav, si trasformeranno in un eccezionale boomerang mediatico, almeno a breve termine, dannoso per chi le agita e per l’Italia. E se la prima controindicazione è sopportabile, la seconda non lo è affatto.

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