Taccuino al buio
13 Luglio Lug 2018 1905 13 luglio 2018

Bergman, la rivoluzione svedese

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Alberto Alfredo Tristano

Il 14 luglio... "è l'anniversario della Rivoluzione francese", diranno subito i miei piccoli lettori.

No ragazzi, avete sbagliato. Il 14 luglio è nato Ingmar Bergman: fosse ancor vivo, diverrebbe quest'anno centenario.

Il cinema, prima che arrivasse il genio svedese, non aveva mai saputo parlare così intensamente dei rapporti tra i sessi, della battaglia tra l'uomo e il destino, i suoi desideri, le sue attese, le sue angosce.

Ma parlare di Bergman, dello Shakespeare del Novecento, merita naturalmente assai più di un post.

Rimando pertanto ai moltissimi bei libri su di lui e la sua sterminata opera scritti.

Uno degli ultimi editi, che cito, è "Il cinema di Ingmar Bergman" di Roberto Chiesi, per la Gremese editore.

Da esso traggo un insegnamento e una speranza.

L'insegnamento: ci possono essere momenti professionalmente duri e non bisogna dire di no ai modi per affrontare il bisogno, in nome magari di un equivoco senso dell'onore e dell'orgoglio. Stronzate. Nel 1951, il regista è in difficoltà economiche, sicché non esita a realizzare nove spot pubblicitari del sapone Bris. Se ha spalato merda Bergman, che pure era Bergman, dovremmo farlo tutti senza pensieri. A volte si scende, poi si risale.

La speranza: auguro a me e a tutti di vivere nella vita un anno intenso e grandioso anche solo un decimo del 1957 di Bergman. Allestisce "Peer Gynt" di Ibsen e "Il misantropo" di Molière allo Stadsteater di Malmö. Ottiene con "Il settimo sigillo" il premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Gira "Il posto delle fragole" e "Alle soglie della vita". Inizia una relazione – che sarà lunga ma non continuativa, prima di sfociare molti anni dopo in un matrimonio – con Ingrid von Rosen. Il 1957 di Bergman. Non so se mi sono spiegato.

(A proposito: all’isola di Fårö, sulla tomba del regista, morto nel 2007, si legge di "Ingmar e Ingrid Bergman": Ingrid è naturalmente la moglie, nata von Rosen, non l'omonima diva svedese-hollywoodiana).

Ma i film? Li amo quasi tutti, ma la cosa bella sui film è dire i preferiti. Sennò non c'è gusto. E quindi. Vent'anni fa, avrei detto "Il settimo sigillo". Dieci, "Il posto delle fragole". Oggi è derby aperto tra "Persona" (favorito) e "Monica e il desiderio".

In ogni caso, viva Bergman, nei secoli dei secoli.

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