Vita da precaria
4 Ottobre Ott 2017 1921 04 ottobre 2017

L'omofobia non è un'opinione : è violenza e discriminazione

  • ...

Un regista, un artista, un creatore di storie e di poesie, è stato aggredito. Pestato a sangue. Sebastiano Riso, colpito per essere felicemente omosessuale e averlo manifestato al mondo. Un regista colpito per aver presentato un film pieno di spunti per discutere. “Una famiglia” che affronta il discusso argomento dell'utero in affitto, calato nella situazione italiana di illegalità e della vendita clandestina di bambini partoriti da una donna tanto a coppie etero quanto ad una coppia gay. Per questo, un uomo libero di potersi esprimere è stato inchiodato nell’ androne di casa sua. Erano in due i bastardi che gli hanno vomitato addosso insulti omofobi, colpendo con le loro mani sporche il suo viso, lo stomaco il suo sterno. I medici hanno riscontrato una contusione della parete toracica addominale e un trauma della regione zigomatica con edema alla cornea. La prognosi è di 10 giorni. Siamo ancora un mondo che va all’indietro, che non riesce a ripartorirsi dagli atavici pregiudizi, dal commento facile, dal un bullismo adulto che si rifà al fascismo e all’ignoranza. Quei due malvagi, hanno sfogato il loro analfabetismo contro un uomo che ha saputo rivalersi di una società che si fa bella con leggi rappezzate, ma non riesce ancora ad accettare, ad accogliere e a riconoscere la bellezza dell’amore. Siamo insegnanti. Quanti ragazzi abbiamo di fronte a noi che proprio nella fase dell’adolescenza capiscono di amare il loro proprio sesso. Quanti di loro vivono la loro identità chiusi nell’indifferenza del mondo che li vorrebbe omologati, conformati ed approvati da una collettività che prende le pasterelle la domenica per la propria famiglia, e poi va a puttane, va giocare d’azzardo, va a finire la serata in una lap dance? Quanti di questi burocrati di valori potrebbe mai ascoltare un proprio figlio che pur di non far male alla propria famiglia si chiude in una stanza e studia come soffocare la propria esistenza, la loro felicità, il loro essere. Noi insegnanti li vediamo, li capiamo, li accogliamo, li sorreggiamo. Ma poi esistono gli uomini. E noi insegnanti, di fronte all’immoralità che vive oltre i nostri cancelli non possiamo far altro che aiutarli nelle nostre aule. I due che hanno massacrato di botte un uomo, alla faccia che non ci devono essere distinzioni né di sesso, di cultura, di religione, di status economici e ambientali, hanno sfogato il loro delirio verso una persona libera. Ma quanto dover ancora aspettare per scontare questa libertà? Quanto i nostri ragazzi dovranno pagare, piegarsi, affievolirsi per non essere vittime di una collettività che non si guarda dentro. Dentro le tapparelle del loro egoismo e delle loro verità costruite su vetri appuntiti. La violenza che sta tappando la bocca a noi donne e uomini, colpisce senza guardare, senza voltarsi indietro, senza accorgersi di tagliare il cuore e l’anima. Uccidono i nostri ragazzi, la nostra speranza, le nostre attese. Questo atto violento omofobo e antidemocratico, lede la natura, colpisce tutti noi, viola la libertà. Da insegnante non voglio che i nostri ragazzi e ragazze debbano essere crocifissi. Non devono prostrarsi verso una politica che ancora non riconosce l’articolo 3 della nostra Costituzione. Noi, che pensiamo sempre di avere la verità in bocca e non cominciamo a guardare dalla finestra la bellezza, l’evolversi della cultura, i quadri appesi troppo alti mentre il nostro sguardo guarda il dito e non la luna. L'omofobia è una forma di apartheid. Com'è possibile lottare contro il razzismor e non contro l'omofobia? Diciamolo ai nostro governanti, ai vari salviniani, ai vari Poundiani, alle persone che non conoscono l’amore e la bellezza. Io ho due figli. Uno abita dentro di me, l’altro dorme ancora accanto a me. Ma se uno dei due mi dicessero: “Mamma, amo”, io impazzirei dalla felicità. Perché solo questo che voglio per loro. Amore. Non lasciamoci mai ingannarei dall'ignoranza di chi è omofobo. L'omofobia non è un'opinione : è violenza e discriminazione Per i miei figli, per i miei studenti per tutti noi.


Correlati